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Roma città morta

Tanzilli (TARI Architects): “La burocrazia ha frenato qualsiasi possibilità di sviluppo creativo e sperimentale”. L'idea di una mostra in cui studi di architettura internazionali under 35 immaginano il futuro degli “Intoccabili” della Capitale 

29 Maggio 2019 alle 16:17

Roma città morta

Un grattacielo a Piazza Venezia, due edifici speculari sopra le chiese gemelle di piazza del Popolo o una grande tendostruttura che ricopre il Colosseo. Non è fantascienza ma è quello che i romani si ritroveranno ad ammirare il prossimo settembre: visioni provocatorie che giovani architetti proporranno per far riflettere sul tema della staticità ormai consolidata di Roma.

Ne abbiamo parlato con Marco Tanzilli, architetto romano vincitore con il suo studio Tari Architects di numerosi concorsi internazionali tra i quali la progettazione dei nuovi standard per l’housing sociale per la Russia e numerosi concorsi in Corea.

“Piazza del Popolo, il Colosseo, il Pantheon, piazza di Spagna, Campo de Fiori, Piazza Navona sono solo alcuni dei luoghi simbolo della Capitale, ma anche ‘Intoccabili’, che vorremmo far rinascere. Da qui l’idea di una mostra su dodici spazi della Capitale, definiti, per l’appunto, ‘Intoccabili’ da affidare a dodici studi internazionali under 35 invitati a immaginare come alcuni dei luoghi più sensibili della Città Eterna  possano modificarsi in un futuro prossimo, suggerendo attraverso immagini ‘choc’ un ritrovato rapporto tra la stratificazione storica della città e l'ineluttabilità e necessità del progresso. Sarà, dunque, affidato a ciascuno dei dodici giovani studi d’architettura un luogo simbolo della Capitale, su cui gli architetti saranno chiamati a proporre un possibile nuovo scenario in antitesi allo stallo perpetuo della produzione architettonica contemporanea a Roma. ‘Gli Intoccabili – The Untouchable’ è, in questo senso, un'azione di analisi e critica di una Roma bloccata sotto la naftalina. Una Roma dove qualsivoglia forma di sperimentazione o proposta architettonica è rigettata. Dove opere come quelle di Libera, Nervi, Moretti, Luccichenti ed altri grandi architetti dell'900 ad oggi sono inimmaginabili. ‘Una città interrotta perché si è cessato di immaginarla’ la descrisse sapientemente Giulio Carlo Argan in occasione della celebre mostra Roma Interrotta del 1978”.

 

Un modo per far parlare finalmente di architettura anche a Roma, non solo a Milano?

“Sì è così. Vogliamo riportare l'attenzione sul panorama della Capitale, e stimolare una riflessione critica tra le possibilità dell'architettura contemporanea e l'importanza del patrimonio storico. Il capoluogo lombardo ha fatto dell'architettura e del design i baluardi del suo sviluppo portandosi, presto, al pari delle grandi capitali europee. A Roma, invece, dopo i fallimenti degli ultimi grandi progetti di architettura che vedevano la Capitale protagonista, i cittadini hanno oramai la certezza di vivere in una città morta. Una città in cui la burocrazia ha frenato qualsiasi possibilità di sviluppo creativo e sperimentale. Una città in cui la standardizzazione dei pochi edifici di nuova costruzione (soprattutto residenziali) a favore di un contenimento economico, ha portato ad un appiattimento della qualità dell'architettura stessa”.

 

Cosa non ha funzionato a Roma?

“Roma ha assistito ad un lento processo di incancrenimento che si è susseguito tra tutte le amministrazioni capitoline degli ultimi decenni ed ha portato all'aborto dei grandi progetti che avrebbero dovuto cambiare il volto della Capitale per sempre. Partendo dalle cosiddette 'Città' (Città dello Sport di Calatrava, la Città dei Giovani di Koolhaas, la Città della Scienza a via Guido Reni e la Città dell'acqua dell'Eur) passando per il nuovo Campidoglio e arrivando fino al nuovo stadio della Roma, negli ultimi vent'anni Roma ha visto sgretolare la sua opportunità di evoluzione, delegando a Milano ogni possibilità di studio e sperimentazione architettonica. Per questo Roma ha l'esigenza di tornare a essere propositiva con nuove riflessioni critiche e architettoniche, che siano in grado di evolvere non solo la città ma anche di riflesso la sua cittadinanza”.

 

Pensate di riuscirci?

“Se non siamo noi architetti che siamo al centro del progetto edilizio a smuovere qualcosa non si fa nulla. La nostra voglia di fare e la nostra giovane età in questo può essere un valore aggiunto per creare un ‘cortocircuito’ nelle persone e far capire che anche  Roma può avere una architettura moderna che si può fondere sulla città antica, così bella e per questo da sempre al centro del mondo. I prossimi 10 e 11 giugno ci sarà l’open day alla Facoltà di Architettura di Roma. Lì saremo i curatori di un'altra mostra che vedrà esposti i lavori di alcuni studenti di architettura. Invito gli studenti dei licei e i loro genitori a venire. Anche perché ci siamo un pò tutti ‘rotti’ della frase ‘se fai architettura poi non lavori’. Non è vero. Anzi, noi lavoriamo moltissimo nonostante siamo giovani e architetti”.

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