La logica vincente dei no global

Redazione

Va bene risarcire i maltrattati di Bolzaneto, ma guai a dimenticare i loro danni

La Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo ha reso noto che il governo italiano ha riconosciuto la responsabilità per i maltrattamenti subìti nella caserma di Bolzaneto dai contestatori del G8 genovese del 2001, e ha patteggiato con alcuni di essi un risarcimento di 45 mila euro.

 

La vicenda è nota: ci furono eccessi delle forze dell’ordine, mal coordinate e mal dirette, e l’esigenza di assicurare lo svolgimento della riunione dei capi di stato e di governo fu interpretata in modo autoritario e vendicativo. Questo giornale, che pure esprimeva un sostanziale appoggio al governo di allora, lo disse chiaramente. Ciò non significa, naturalmente, che non siano condannabili anche le violenze dei manifestanti, sulle quali invece la magistratura europea non si è espressa (il che fa apparire a senso unico la sua preoccupazione per il rispetto della legalità).

 

Le ragioni della contestazione no gobal restano comunque quello che sono: una opposizione alla ricerca di intese multinazionali, che ovviamente possono essere perseguite solo attraverso un dialogo tra governi, peraltro dotati di un mandato democratico. E su questo non si dovrebbe discutere. A sedici anni di distanza da quel G8 si può constatare con amarezza che la logica dei no global in un modo o in un altro si sta affermando e la protesta dei contadini e degli operai che vedevano nel protezionismo, contrapposto alla collaborazione internazionale e al libero commercio, la loro difesa è diventa globale. Si tratta di un movimento che è riuscito a trovare una copertura “ribellistica” a un processo regressivo e reazionario. I suoi esponenti non andavano trattati a manganellate quando erano rinchiusi in una scuola, ma non per questo deve essere ora giustificato politicamente l’obiettivo che perseguivano.

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