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la presentazione
Roma si candida a ospitare la nuova agenzia Ue per le dogane. Gualtieri e Giorgetti presentano il progetto
Dopo le occasioni mancate dell'Ema e dell'Amla, governo e Campidoglio mettono a disposizione la Capitale per la nuova Autorità doganale dell'Unione europea (Euca) mettendo a disposizione un palazzo anni 50 all'Eur. Ma in lizza ci sono altre 8 città europee
Roma Capitale si candida a ospitare la sede della nuova Autorità doganale dell'Unione europea (Euca). A celebrare questo importante momento per la città sono stati questa mattina, presso il centro congressi della Nuvola, il ministro dell'Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei monopoli Roberto Alesse ed il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro. Secondo il progetto presentato oggi, la sede sarebbe ospitata all'interno di un palazzo del quartiere Eur, in piazza della Civiltà romana.
"Il governo italiano attribuisce la massima importanza al successo dell'istituzione dell'Autorità europea delle Dogane", e l'Italia "apporta una consolidata competenza ed esperienza pratica nel settore doganale, che può essere messa al servizio dell'Unione europea", ha detto il ministro Giorgetti, secondo cui la nuova Agenzia è "un investimento strategico per la sicurezza economica, la protezione delle frontiere e la competitività dell'Europa". Per il primo cittadino Gualtieri si tratta di una candidatura "fondamentale nel quartiere Eur, a pochi minuti dall'aeroporto di Fiumicino. L'Autorità doganale dell'Unione europea a Roma è una grande opportunità di sviluppo per la città. Roma si annovera fra le grandi capitale europee per grandi eventi culturali e sportivi", ha sottolineato.
La sede all'Eur
Come possibile sede italiana dell'Euca, Roma Capitale propone un palazzo degli anni Cinquanta all'Eur, in viale della Civiltà Romana 7, progettato dopo la guerra da due maestri del razionalismo italiano, Adalberto Libera (progettista del Palazzo dei Congressi e dell'ufficio postale di via Marmorata) e Mario Romano (co-progettista del Colosseo quadrato). Si tratta di un complesso architettonico modernista di oltre 10.000 metri quadrati di superficie totale, che può ospitare fino a 500 dipendenti, dotato di tecnologie avanzate e idoneo ad accogliere una struttura europea. Oltre alla disposizione di un intero palazzo, l’Italia punta forte sulle sinergie che può offrire con un sistema eccellente di contrasto alla contraffazione e la vicinanza tra il palazzo dell’Eur e l’aeroporto di Fiumicino.
A decidere su quale paese ospiterà la futura agenzia saranno il Parlamento e la Commissione europea. La scelta arriverà non prima di un mese. Oltre a Roma sono in lizza altre 8 città: Liège (Belgio), Malaga (Spagna), Lille (Francia), Zagabria (Croazia), L'Aia (Paesi Bassi), Varsavia (Polonia), Porto (Portogallo) e Bucarest (Romania). La futura Autorità doganale europea, prevista dalla riforma soganale della Ue, avrà il compito di gestire il Data Hub europeo, armonizzare le procedure e coordinare l'analisi dei rischi e le attività operative tra le amministrazioni degli Stati membri. Per sostenere la sua candidatura, Roma punta sulle competenze maturate dall'agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm), riconosciuta tra le più avanzate in Europa per digitalizzazione, integrazione dei dati, contrasto alle frodi e attuazione del Codice doganale dell'Unione.
I precedenti finiti male
In questa sfida l'asse governo-comune è forte. L’Italia ha depositato la candidatura e l’ha presentata a Bruxelles l’11 dicembre, con il ministro Giorgetti e il sindaco Gualtieri (e un videomessaggio del vicepremier Tajani). A gennaio il primo cittadino è volato a Bruxelles insieme al sottosegretario al Mef Federico Freni e al direttore dell'Adm Alesse per presentare la candidatura della città agli eurodeputati che siedono nella commissione per il Mercato interno e la protezione dei consumatori. Del resto, la candidatura è stata presentata dal governo, ma è supportata con forza anche dal Campidoglio. Puntando all'Euca, l'Italia ritorna sul ring dell’assegnazione delle agenzie dell’Ue. Ring sul quale, come ricordiamo qui, in meno di dieci anni, già due candidature sono finite male.
Nel novembre 2017, Milano aveva messo sul tavolo il grattacielo Pirelli come nuova sede dell' Agenzia europea del farmaco (Ema). Nelle votazioni la candidatura italiana era partita in testa ma, all’ultimo giro, la vittoria andò ad Amsterdam per puro caso: l’ultimo voto fra le due città finì pari (13 a 13) e si dovette estrarre a sorte il vincitore. Gentiloni parlò di “beffa” mentre il sindaco Sala, sconsolato, commentò: “tutto regolare ma non normale”. Nel 2023, l’Italia ci ha riprovato con l’Autorità europea antiriciclaggio (Amla) proponendo le Torri Ligini, note ai più come “Beirut”: il complesso razionalista dell’ex ministero delle Finanze a Roma, in Viale Europa 242, con un pacchetto di incentivi sostanzioso. Sulla carta la sede era “pronta dal giorno uno”. Ma nella realtà quelle Torri si portavano dietro anni di progetti di riqualificazione, ripartenze e rinvii. Alla fine, il 22 febbraio 2024, con una procedura che prevedeva un voto congiunto del Parlamento e del Consiglio (dopo il pasticcio dell’Ema), la sede è stata assegnata a Francoforte.