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azzurro di sci
Olimpiadi di peccato e redenzione: parla don Ivano Brambilla, gagliardo (e milanese) parroco di Cortina
La canonica come luogo fondamentale per i Giochi olimpici, le messe in tre lingue e la passione per il Milan. I più assidui? La nazionale americana di bob
Cortina d’Ampezzo. Non c’è solo “Casa Italia”, la struttura-bivacco in piazza Roma dove passano gli atleti e le autorità, come centro e avamposto di tutto ciò che accade nella capitalina olimpica. Un posto molto frequentato, ma assai poco pubblicizzato è la canonica. E’ il regno di don Ivano Brambilla, cinquantenne parroco titolare di Cortina che tutto vede, tutto provvede, e organizza pure delle cene niente male per pochi fortunati. Cucina lui personalmente.
Diplomato sommelier, don Ivano, appassionato di sci e di bici, milanese carismatico, moderatamente di rito ambrosiano. “Quando andrò in pensione voglio mettermi a studiare il rapporto tra cibo e cristianesimo”, racconta al Foglio. “Dall’inizio della storia col frutto proibito, alla fine (ultima cena), è un tema molto interessante”. Mi riceve in canonica, appunto, edificio fuori antico e dentro modernissimo, mentre ne esce il vescovo di Belluno-Feltre, entrano delegati con la tuta dell’Austria, insomma un viavai pazzesco. Ieri mattina don Ivano era a vedere e a tifare con tutti noi la sua concittadina Federica Brignone e poi a incontrare Mattarella. Ma organizza messe molto seguite in varie lingue, tedesco e inglese e francese, per le delegazioni e per i vari atleti, “i più assidui sono gli americani della nazionale di bob”.
Peccano molto, questi sportivi? C’è il caso del biatleta norvegese che dopo la vittoria del bronzo ha confessato l’adulterio in diretta. La morosa non lo vuole perdonare. E poi pare che con le Olimpiadi siano arrivate a Cortina anche molte escort. “Ognuno ha le sue debolezze e i suoi limiti. Il peccato è il peccato, dobbiamo solo avere il coraggio di chiamarlo così”. E poi ci sono i ricconi che da sempre vengono a Cortina. “Sì, ci sono ancora le grandi famiglie, come i Vacchi, i Barilla, e pure la famiglia di Tomba, ma io non chiedo il conto corrente”. Don Ivano è anche e soprattutto l’accompagnatore del capo dello Stato nelle sue brevi vacanze cortinesi estive. Ieri Mattarella si è fermato a conversare con lui. “Ho solo l’onore di accompagnarlo qualche rara volta”, fa il parroco con understatement. “Ieri è stato molto gentile, mi ha chiesto della chiesa della Madonna della Salute a Cadin di Sotto, una frazione di Cortina, dove andava in passato con la moglie, e dove lo avevo accompagnato due anni fa. Ci siamo dati appuntamento per vedere quella di San Francesco che abbiamo appena restaurato, per gli 800 anni dell’anniversario, dove già è stata sua figlia”.
Cortina ha una grande tradizione anche di villeggiature papali. “Sì, venivano Paolo VI e Giovanni Paolo II, in Cadore. Ratzinger una volta sola”. E Francesco? Sgrana gli occhi. “No, Francesco no, a Cortina mai”. E Leone verrà? “Dubito”. Comunque qui fervono le attività, “mercoledì delle ceneri, letture in tre lingue, italiano inglese tedesco”. E lei, don Ivano, ci va a Roma? In Vaticano? “Sono venuto da solo, come pellegrino, per il Giubileo”. Ma sappiamo che nella capitale è anche molto ambito da tante pie dame. “Sì, ma si lamentano delle strade e del traffico di Cortina, allora gli ho risposto: per accogliere voi romani, per farvi sentire a vostro agio, abbiamo dovuto fare qualche buca nei marciapiedi, togliere qualche parcheggio, aumentare il traffico”.
Adesso oltre alle sciure sono arrivate pure le vigilesse romane a Cortina. “Sì, stazionano proprio davanti alla canonica”. E poi i mitici poliziotti del Qatar. “Ah, loro li ho portati su in visita al campanile”. Don Ivano, vuole convertirli? “No, anzi, abbiamo trovato una fede comune. Il Milan. Gli ho anche regalato delle magliette, dei gadget, che il presidente Scaroni ci fa avere quando passa da queste parti”. Lei è uno dei pochi milanesi a Cortina (l’invenzione del Dogui dei Vanzina essendo appunto un’invenzione). Quale meglio? “Sono stato cappellano ospedaliero, a Milano, e accompagnavo il mio vescovo in ospedale a Rozzano. Ecco, tra svegliarsi a Rozzano e svegliarsi a Cortina c’è una bella differenza”.
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