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Olimpiadi peggio che nella steppa?

Il catalogo banalotto del Nyt sui mali delle Olimpiadi di Milano-Cortina, manca solo lo Yeti

Maurizio Crippa

Nel suo doloroso reportage, Jason Horowitz ha parlato dell'"incubo logistico" per i Giochi e quindi delle troppe sedi di gara, sette, spesso “separate da tortuose strade di montagna ghiacciate”. Ma ci si dimentica che le Olimpiadi di Francia avranno una dislocazione anche più immaginifica o aleatoria

L’articolo più facile, o potremmo anche dire banale, che un corrispondente straniero possa cucinare a proposito di qualsiasi grande evento che si svolga in Italia – dal G7 alle Olimpiadi, ma era uguale per l’Expo e figuratevi il Giubileo – è un prontuario di notazioni già fatte mille volte: sono l’Italia, cosa mai può andare bene, essere pronto, dimostrarsi azzeccato? Jason Horowitz, già Rome bureau chief del New York Times e ora a Madrid – paese dove notoriamente i treni vanno benone – non si è sottratto alla fatica né alla scelta standard di temi e punti di vista e ha scritto il suo doloroso reportage: “Trekking tra le sedi delle Olimpiadi invernali italiane? Meglio non avere fretta”. Il leitmotiv è, ovviamente, “l’incubo logistico”. Che in Italia si porta su tutto. Dunque le troppe sedi di gara, sette, spesso “separate da tortuose strade di montagna ghiacciate”. Manca solo l’abominevole uomo delle nevi. Al lettore non si specifica che gli atleti del pattinaggio non saranno costretti a fare i pendolari da Anterselva, né quelli della discesa alla fiera di Rho-Pero. Così pure gli spettatori: nei grandi eventi si selezionano poche gare e pochi luoghi, il Grand Tour in Italia lo facevano ai tempi di Goethe. Soprattutto, se la scelta logistica italiana – del resto sostenuta dal Cio e attuata in una logica di sostenibilità ambientale (ve li immaginate un milione e mezzo di spettatori tutti a Bormio?) – spazia per tre regioni, si sarebbe potuto ricordare che le Olimpiadi di Pechino si sono svolte in realtà a Yanqing e Zhangjiakou. O che nel 2030 le Olimpiadi delle Alpi francesi spazieranno dalla Savoia al mare.

 

Le Olimpiadi di Francia avranno una dislocazione anche più immaginifica o aleatoria: due sedi di gara in Alta Savoia, tre in Savoia, due dalle parti del Monginevro. L’hockey si giocherà all’Alliance Riviera di Nizza, dove di solito si gioca a calcio in riva al mare. Nel caso, il ghiaccio lo porteranno i bartender degli hotel dalla Promenade des Angles. E comunque il pattinaggio di velocità delle Olimpiadi delle Alpi francesi si farà nell’Oval Arena di Torino. Della logistica – e dei costi esorbitanti – del prossimi Mondiali di calcio spartiti tra Canada, Stati Uniti e Messico il New York Times non parla.

 

Poi ci sono i lavori in corso e non finiti, e su questo italianamente possiamo dare qualche ragione al Nyt, anche se la situazione non è così grave. Certo, s’era partiti con l’idea di un (sacrosanto) aeroporto a Cortina e l’Alta velocità da Milano a Sondrio: ce la caveremo con qualche tunnel e scampoli di tangenziale. Ma a Parigi dichiararono la Senna miracolosamente balneabile, come a Lourdes, pochi giorni prima che gli atleti si tuffassero. Viaggiare sarà più lento, l’apposita app per le indicazioni però funziona bene. Lamentarsi dei rischi di neve, a Cortina, in epoca di climate change, è invece un po’ buffo, Il sindaco di Cortina forse poteva trovare un ghost writer, prima di dichiarare “posso guardare il curling qui e poi andare a Predazzo per due giorni a vedere il salto con gli sci, poi a Milano posso vedere l’hockey”. Ma è certo che in tanti prenderanno davvero l’autobus per Mestre, faranno un salto a Venezia e i più ardimentosi una navetta per Livigno. E’ davvero tutto così drammatico, peggio che ai giochi putiniani nella steppa siberiana? Ma anche no, dài.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"