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Piccola selezione

Breve rassegna (senza tempo) dei disastri ambientali in Sicilia

Jacopo Giliberto

Purtroppo quanto accaduto a Niscemi non è un caso isolato: dal 1945 al 1990 in Sicilia sono morte sotto frane e allagamenti 52 persone. Ecco una breve selezione sceltissima di alcuni dei fenomeni di frane, sgretolamenti, cedimenti e compagnia smottante avvenuti nel passato recente

In Sicilia la città di Niscemi, le cui case da decenni continuano a sbriciolarsi sul dirupo, non è sola a combattere contro le frane. Niscemi è in abbondante compagnia. Per esempio Messina è colpita periodicamente da eventi climatici estremi come quello che il 1° ottobre 2009 produsse frane colossali nella frazione Gianpilieri e in altri luoghi, e uccise 37 persone. Dal 1945 al 1990 in Sicilia morirono sotto frane e allagamenti 52 persone, di cui 35 nella provincia di Catania, e per alluvione 16 in provincia di Trapani e una persona nel Siracusano. I soldi si spendono – e spesso si spendono male – quasi sempre per riparare i danni dopo gli eventi. In Sicilia dal 1986 al 1990 per risarcire i danni dopo smottamenti e allagamenti furono stanziati in tutto 15,2 miliardi di lire (21,7 milioni di euro attuali), appena lo 0,25 per cento dei fondi di riparazione destinati all’intera Italia in quel periodo.

Ecco una breve selezione sceltissima di alcuni dei fenomeni di frane, sgretolamenti, cedimenti e compagnia smottante avvenuti nel passato recente in Sicilia. Il tempo usato è il presente storico perché, anche se si svolsero nel passato, eventi come questi si ripetono ogni giorno.

 

Tra il 16 e il 18 ottobre 1951 la crisi climatica colpisce il Catanese: 35 morti, 300 case crollate e 350 danneggiate, 1.500 senzatetto. A Catania un edificio in viale Libertà crolla e uccide 17 persone.

Il 25 febbraio del 1955 si rimette in movimento la frana storica di Naso (Messina) che si era già attivata nel 1739 e nel 1919; scivolano 6 ettari di terreno pari a 250 mila metri cubi.

Nel 1963 a Licodia Eubea (Catania) una frana di 22 ettari con 6 milioni di metri cubi di terra scivola nel bacino della diga di Ragoleto sul fiume Dirillo. Il movimento, assicurano i geologi, si fermerà nel 2050.

Nel novembre 1963 ricomincia a sdrucciolare la stessa frana che aveva devastato Porta Sottana di Messina nel 1922; distrugge altre 43 abitazioni.

Dicembre 1963, la crisi climatica devasta 151 centri abitati, e in particolare colpisce 17 comuni nel Girgentino per 483 ettari; 14 nel Nisseno tra i quali, come al solito, la città di Niscemi, per complessivi 2.572 ettari; 523 ettari in 11 comuni nel Catanese; 41 comuni nel Messinese in 232 ettari; 29.800 ettari in 57 comuni della provincia di Palermo.

Il 2 settembre 1965 la crisi climatica allaga Trapani. L’alluvione si ripete nel novembre 1976.

Ad Agrigento il 19 luglio 1966 si sgretola il rione Addolorata. Comincia lentamente, e ciò dà agli abitanti il tempo di scappare; e poi il crollo generale. La relazione della commissione ministeriale d’inchiesta è spietata contro gli amministratori pubblici girgentini che hanno permesso la devastazione cementizia di una zona la cui pericolosità è nota a tutti e in cui, dal 1956 al 1966, sono stati concessi 501 permessi di costruire senza alcuna relazione geologica: risultano costruiti 3.500 vani più di quanti permessi.

A Corleone una vecchia frana di colamento lunga 3 chilometri e larga 400 metri, frana che dal 1954 continua a disturbare la zona, il 12 gennaio 1970 travolge la statale 118 e distrugge il ponte sul vallone Margi. La frana è rilevata in attività ancora nel 1976, quando spazza altri 500 metri della statale.

La crisi climatica – un uragano di scirocco con bombe d’acqua dal 28 ottobre – fa traboccare molti fiumi nell’autunno 1976, decine di centri abitati sono allagati da colate di fango, strade interrotte, ospedali paralizzati, acquedotti interrotti, case sbriciolate. Tra i casi più devastanti, viene inondato l’intero centro storico di Licata. A Trapani il 5 novembre la valanga di acqua e fango non trova sfogo, chiusa fra la nuova litoranea e il terrapieno della ferrovia, e devasta la città in pieno: 16 morti. Poche settimane dopo un nuovo uragano si scatena sulla Sicilia; ad Agrigento il giorno di Natale 1976 una grande frana devasta la Valle dei Templi vicino al Tempio di Giunone e Caltanissetta una frana fa a pezzi alcune case al bivio La Spia.

Un censimento condotto nel 1978 sulla costa di Agrigento rileva una frana ogni 8 chilometri quadri.

Tra il 29 e il 31 ottobre 1985 un nuovo uragano colpisce la Sicilia orientale. A Milazzo la piena fa crollare un ponte. A Messina una colata di fango investe le elementari Beata Eustachio e viene interrotto in più punti l’acquedotto. A Tremestieri ondate di fango travolgono l’autostrada Messina-Catania e dissolvono il terrapieno della ferrovia; a Roccalumera bisogna sgomberare decine di famiglie.

Ad Aci Castello il 28 febbraio 1986 comincia a smottare l’edificatissima collina sopra alla statale 114, strada che nel 1985 era stata chiusa per mesi per cedimenti del terreno. Si comincia con lo sgomberare due famiglie, ma poi si scopre che si sbriciolano anche la terrazza e la piscina dello Shangrilà. Il 20 marzo si decide lo sfollamento di 50 abitanti.

Nel marzo 1987 a Tusa (Messina) un evento climatico estremo dà il via a frane estese 2 chilometri e 150 ettari; crollano case, devastati il campo sportivo e il macello comunale; 37 le ordinanze di sgombero.

L’evento estremo del 15-16 novembre 1987 produce danni infiniti nel Palermitano. Per esempio a Belmonte Mezzagno il torrente Spatola trascina le auto in un fiume di fango; a Torretta sgomberate 20 famiglie; interrotta l’autostrada per l’aeroporto di Punta Raisi.

Capodanno 1990: un altro evento estremo sul Siracusano e Ragusano; una persona viene travolta e uccisa da una valanga d’acqua. Lo Stato concede lo stato di calamità.

 

Due note a margine. Va ringraziato il lavoro del geologo Vincenzo Catenacci per le sue “Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia”, pubblicato dal Servizio geologico nazionale e dall’Istituto poligrafico dello Stato. Seconda osservazione. Stando agli adepti della cospirologia applicata, la frana secolare di Niscemi è provocata dal riscaldamento globale il quale, confermano i complottologi, è effetto della geoingegneria di Haarp e delle antenne statunitensi del sistema Muos che, guarda un po’, sono proprio a Niscemi. Una coincidenza? Non credo.

 

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