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la situazione

Il punto sulla strage di Crans-Montana

Il bilancio ufficiale resta di 40 morti e 119 feriti. L’ipotesi principale resta l’innesco accidentale legato all’uso di dispositivi pirotecnici da interno durante i festeggiamenti 

Proseguono le operazioni sanitarie e investigative dopo la strage di Crans-Montana. Il bilancio ufficiale, confermato dalle autorità svizzere, resta di 40 morti e 119 feriti. Di questi ultimi, 42 sono ricoverati in condizioni gravi, molti con ustioni estese e danni da inalazione di fumo. Le terapie intensive del Canton Vallese hanno raggiunto la saturazione, rendendo necessario il trasferimento di numerosi pazienti in strutture specializzate fuori cantone e all’estero. Sul fronte italiano, la Farnesina conferma che 13 cittadini italiani risultano feriti. Sei  sono ancora indicati come dispersi, in attesa di identificazione formale. Al momento, un solo decesso è stato ufficialmente confermato, quello del sedicenne Emanuele Galeppini. Ancora ieri sera era in corso il trasferimento dei feriti più gravi verso l’Italia.

Il Centro grandi ustionati dell’Ospedale Niguarda di Milano ha già accolto quattro pazienti provenienti dalla Svizzera, tutti in terapia intensiva con ustioni di secondo e terzo grado. Altri tre trasferimenti sono programmati nelle prossime 24 ore. In totale, sette feriti saranno curati a Milano, mentre altri restano ricoverati in Svizzera e in strutture europee specializzate. Sul luogo della strage, le operazioni di identificazione procedono lentamente. In quattordici casi non è stato ancora possibile associare un nome nemmeno ai feriti, mentre per alcuni deceduti sono in corso analisi del Dna e riscontri odontoiatrici. Le autorità precisano che il numero dei dispersi potrebbe ridursi con il completamento delle procedure di identificazione ospedaliera, cui contribuiranno esperti in arrivo da Israele. Sul piano giudiziario, l’inchiesta aperta dalla procura svizzera ipotizza “incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose”. Gli investigatori stanno verificando la capienza del locale, la conformità delle uscite di sicurezza e la natura dei materiali di rivestimento, ritenuti determinanti per la rapidissima propagazione delle fiamme. L’ipotesi principale resta l’innesco accidentale legato all’uso di dispositivi pirotecnici da interno durante i festeggiamenti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è recato sul luogo della strage.

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