l'allarme di confetra

Il green pass obbligatorio rischia di bloccare l'autotrasporto

Maria Carla Sicilia

Dopo i porti anche le associazioni che rappresentano i trasporti su gomma lanciano l'allarme e scrivono a Mario Draghi: senza vaccino il 30 per cento degli autisti. Tra Sputnik e No vax, da venerdì gli approvvigionamenti che non si sono mai fermati neppure durante il lockdown rischiano di andare in affanno

Gli ultimi giorni prima del 15 ottobre sono un affanno per le associazioni dell'autotrasporto, prese dal rischio di ritrovarsi senza autisti sufficienti per garantire i viaggi delle merci lungo la penisola. Quando venerdì entrerà in vigore l'obbligo di green pass sul posto di lavoro, ci sarà circa il 30 per cento degli autisti senza vaccino, stimano Confetra e Conftrasporto-Confcommercio. Alcuni di questi si organizzeranno con il tampone, ma tra le oggettive difficoltà di processare un numero così elevato di test e la contrarietà a priori verso la certificazione verde di un numero consistente dei non vaccinati, i presidenti delle due associazioni non escludono il blocco dei rifornimenti. "Il rischio che si blocchi tutto è oggettivo – spiega all'Agi Ivano Russo, direttore generale di Confetra – noi abbiamo in Italia circa 900mila addetti tra autotrasportatori, corrieri e operatori di magazzino, abbiamo una media del 25-30 per cento non munito di green pass. Il 30 per cento circa degli autotrasportatori è senza il certificato verde. È chiaro che se sottrai un terzo di forza lavoro a un settore già in affanno, da un lato perché è in crescita, dall'altro perché mancano circa 5mila autisti, vai verso una decapitazione dell'attività di consegna". Gli impatti potrebbero vedersi nei supermercati, nelle stazioni di rifornimento dei carburanti, ma anche in alcune filiere industriali per via delle materie prime trasportate, o nella gestione dei rifiuti, spesso in viaggio da una regione all'altra.

  

  

Al possibile blocco dei porti, si aggiunge così un altro tassello a rischio nel mondo della logistica. Con il paradosso che potrebbe subire rallentamenti o addirittura bloccarsi un settore che durante i giorni più duri della pandemia è sempre rimasto attivo, garantendo l'approvvigionamento di tutti i beni necessari nel corso dei vari lockdown. La situazione è particolare per via di alcune caratteristiche specifiche, per esempio la presenza di molti autisti stranieri, soprattutto dell'est Europa. Chi è vaccinato con Sputnik o altri farmaci non autorizzati dall'Ema e dall'Aifa non può ottenere il green pass. "Noi importiamo oltre il 50 per cento del fabbisogno nazionale di grano, tutte le materie prime e le componenti chimiche per la nostra industria manifatturiera", continua Russo. "Il 50 per cento di quello che entra in Italia arriva via camion. Faccio un esempio, gli autotrasportatori turchi che portano argilla in Italia non verranno più da venerdì: che fine fa la fabbrica che produce piastrelle? Sono due fronti: uno riguarda le nostre imprese e i nostri lavoratori, l'altro l'autotrasporto dall'estero, considerando che le campagne vaccinali non si sono fatte per nulla o sono fallite. Circa l'80 per cento degli autotrasportatori stranieri non è vaccinato". 

  

La soluzione, propone il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè, è stabilire una data entro cui introdurre l'obbligo vaccinale. "La situazione è migliore di un anno fa e la domanda è: ma se allora abbiamo trovato delle soluzioni perché i trasporti non si fermassero e abbiamo realizzato un protocollo con il ministero, i sindacati e le associazioni, perché non andare avanti ad applicare quel protocollo consentendo uno slittamento di tre mesi per introdurre l'obbligo vaccinale?", chiede Uggè, che intanto ha scritto una lettera indirizzata al premier Mario Draghi e al ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini. "Fra due giorni si rischia il caos, con un'incognita enorme nei rifornimenti e sul funzionamento regolare dei trasporti e della logistica", è il messaggio fatto recapitare al governo. "Siamo per i vaccini, e contrari alle azioni violente viste questi giorni ma ci sono troppi ancora senza certificazione".

  

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  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Praticante da luglio 2020.