Perché Trump protegge Hope Hicks e non il suo chief of staff

La fotografia pubblicata dal Daily Mail e il vespaio alla Casa Bianca: l’occhio nero, gli ex e le relazioni sul lavoro 

Paola Peduzzi

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13 Febbraio 2018 alle 06:00

Perché Trump protegge Hope Hicks e non il suo chief of staff

Hope Hicks (foto LaPresse)

Lei non riesce più a guardare la televisione, distoglie lo sguardo, nervosa. Lo storico spin doctor di Blair, Alastair Campbell, diceva che se tu che ti occupi della comunicazione di un leader politico diventi la notizia, e resti nei titoli più di quindici giorni, è arrivato il tuo momento per rassegnare le dimissioni. Capitò anche a lui, e lasciò il suo incarico. Ora questa regola sembra precipitare – perché è un macigno più che una regola – addosso a lei, Hope Hicks, capa della comunicazione di Donald Trump. Tiene il volume abbassato e si allontana dagli schermi, perché il suo volto, il suo nome sono dappertutto, solitamente affiancati dall’immagine di una donna con un occhio nero, e per lei che è da sempre quella “quieta”, tra le quinte, un passo indietro rispetto ai palchi, alle luci, al presenzialismo, questa pubblicità è deleteria. In un solo scatto – il suo – si mette insieme tutto: il caos della Casa Bianca, le molestie alle donne (un passo oltre: le botte alle donne, alle mogli), la credibilità del capo di gabinetto di Trump, l’ex generale John Kelly, gli amori sul posto di lavoro, i pettegolezzi sulle donne che se sono belle – e Hope Hicks è stupenda – non possono che essere poco sante, e anche un po’ dannose. Tutto, in un attimo. Da quando cioè il Daily Mail ha pubblicato prima la notizia che la Hope aveva una relazione con Rob Porter, staff secretary della Casa Bianca, e a stretto giro che Porter era un uomo violento. E’ il Mail che ha raccolto la testimonianza delle due ex mogli di Porter, con quella foto agghiacciante che cambia tutto, perché una donna con un occhio nero causatole dal marito sospende il chiacchiericcio su #metoo e dintorni, se c’è una linea che si traccia sulle molestie è appunto quella della violenza. Una ex moglie ha la foto del suo livido, l’altra racconta di essere stata spesso malmenata da Porter: le due non si conoscevano, hanno scoperto tramite un’indagine dell’Fbi su Porter di essere unite dagli stessi ricordi: un marito violento.

 

Porter ha smentito e si è dimesso: dice che l’occhio nero non c’entra nulla con lui e che non ha mai picchiato una donna. La Hicks lo difende, dice che da come lo conosce lei non è assolutamente possibile che abbia colpito una donna. La sua versione è stata creduta anche dall’ex generale Kelly, che aveva definito Porter “un uomo di vera integrità”, e lo aveva difeso. Oggi Kelly dice che al tempo di quella dichiarazione non era a conoscenza dell’occhio nero, o almeno non sapeva che c’era una foto, e pare che si sia parecchio arrabbiato con la Hicks che, invece che tirarsi indietro a causa del conflitto personale, ha contribuito alla difesa di Porter. Il più furioso però pare Trump, che non è stato messo al corrente di nulla se non quando era tardi e che se l’è presa con Kelly, il suo guardiano che non lo protegge da nulla: c’erano stati battibecchi tra i due filtrati sui retroscena dei giornali, e se abbiamo capito qualcosa di come funziona questa Casa Bianca è proprio che quando iniziano le indiscrezioni su problemi personali con Trump, la fine è vicina (si salva per ora solo Rex Tillerson, che aveva dato di “coglione” al capo, anche se è come se non ci fosse).

 

Kelly potrebbe essere costretto a dimettersi da un momento all’altro, ma per Hope Hicks la stima di Trump è immutata. Per il presidente – e per sua figlia Ivanka e per Kellyanne Conway – la Hicks è una donna “di talento” che gode della “piena fiducia” della Casa Bianca. Nel libro di Michael Wolff, “Fast and Fury”, si racconta che la Hicks ha avuto una relazione con un altro fuoriuscito, Corey Lewandowski, e anche lì tentò di difenderlo nel momento della sua dismissione da parte di Trump, ma il presidente le disse: perché lo difendi?, “hai già fatto abbastanza per lui, sei il bocconcino migliore che potrà mai avere”. Secondo il resoconto, la Hicks si alzò e se ne andò, ma Lewandowski ha poi dichiarato che non c’è mai stata alcuna relazione e che Wolff non ha mai parlato con lui e che la Hicks è una molto brava. Così, mentre molti dicono che Trump non ha alcun rispetto per le donne e anzi dice che le ex signore Porter potrebbero essere semplicemente bugiarde – l’occhio nero è tutto da verificare – la Hicks continua a godere del sostegno dei Trump con cui lavora da molto tempo, per l’azienda e per l’avventura politica – per una che ha 29 anni, si tratta di quasi tutta la propria vita lavorativa. C’è anche un altro elemento che rende la Hicks più al sicuro rispetto ad altri, a Kelly soprattutto. Lei è già stata interrogata all’interno dell’inchiesta Russiagate: non è sacrificabile, non ora che c’è grande preoccupazione su quel che può dire, di fronte a quel procuratore speciale, Steve Bannon, che è “l’ex” per eccellenza, quindi pericolosissimo.

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