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Contro Mastro Ciliegia

Fo, Pinelli, Calabresi e la Milano del Paese guasto

Maurizio Crippa

Dalla polemica sulla targa per Dario Fo al ritardo al mancato ricordo del commissario Calabresi. Il ritratto del capoluogo lombardo specchio di un’Italia incattivita, incapace di condividere una memoria comune e prigioniera dei propri guasti

Ubriaco di sconfitte pure io, come il mio amico Giuliano e il mio amico omonimo Milani qui al piano di sopra, non saprei però veramente dire se l’Italia è diventato un paese  guasto, Waste Land, solo adesso in virtù della vittoria del partito dei giudici, o se fosse un paese micragnosamente malandato già da prima. Ad esempio Milano, specchio incattivito dell’Italia che se le suona su ogni cosa, non avendo altra capacità di pubblica agorà. Nel giorno centenario di Dario Fo, comminato di Nobel, la nipota Mattea si è lamentata col Comune, che in ricordo porrà una targa presso la casa di Dario e Franca Rame: troppo poco. Preferiva piazza Duomo? Giorni fa è stata dedicata una sacrosantissima via a Giuseppe Pinelli, per cui Fo scrisse Morte accidentale di un anarchico. Peccato che una via, un’intera via, a Luigi Calabresi non sia ancora dedicata, hanno inventato a succedaneo una piazzetta Luigi Calabresi vicino al luogo in cui fu ucciso, vicino a casa. Ma sempre contestata da chi lo ritiene ancora colpevole, nonostante il magistrato Gerardo D’Ambrosio avesse detto, già vent’anni fa, che una simile accusa è come “uccidere una seconda volta il commissario Calabresi”. Ma il paese guasto non sa condividere nessuna memoria. 

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"