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Exit dall’Eurovision

Guardare questa specie di Cantagiro sponsorizzato dalla Ue per farci sentire tutti fratelli e rendersi conto che spot più anti europeista non poteva esserci

16 Maggio 2019 alle 06:00

Exit dall’Eurovision

Un momento della prima serata dell'Eurovision (foto LaPresse)

Martedì ho guardato un po’ dell’Eurovision, a mio rischio e pericolo, io che non guardo nemmeno Sanremo. Ma era anche il senso del dovere, bisogna essere europeisti, di questi tempi. E l’Eurovision è una specie di Cantagiro continentale sponsorizzato dall’Unione europea per farci sentire tutti fratelli, o per imparare a cantarcela meglio, belli ciucchi come Juncker. E niente, guardavo, e senza nemmeno fare troppo il sofisticato che non sono, pensavo: Dio mio, uno spot così anti europeista manco la Mogherini sarebbe riuscita. Anni e anni a lamentarci di Toto Cutugno, e poi arriva questo gruppuscolo pop montenegrino, D Mol, e lo rimpiangi. In cima alla lista dei perché viene voglia di darsela a gambe da questa Europa ci sono ovviamente le massaie populiste di Tulia, folk polacco che gli staccherebbe la luce persino don Corrado. Poi c’era ’sto cantante ungherese, Joci Pápai, che Guè Pequeno sembra Lord Brummel al confronto. E va bene che è di etnia rom, e una stamberga a Casal Bruciato gliela daremmo volentieri, ma se mi viene in mente Viktor Orbán proprio mi si tappano le trombe di Eustachio. E anche questa cantantessa serba, Nevena Božović che vabbè, forse Dino Giarrusso le manderebbe un selfie, ma io sono così affezionato al biondo platino di Patty Pravo che più ad est di Venezia non voglio niente. E così, più sgranavo gli occhi con orgoglio da europeista medio, più saliva la domanda, che veniva voglia di farla a Romano Prodi in persona: ma come cazzo vi è venuto in mente di allargare l’Europa? Non ne avevamo già abbastanza dei neomelodici napoletani?

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