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Beghine in fuga

A Lucetta Scaraffia e alle sue consorelle di alto pensiero ha dato fastidio che la chiesa, ancorché femminile, sia plurale

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

28 Marzo 2019 alle 06:20

Beghine in fuga

Lucetta Scaraffia (foto Imagoeconomica)

Volevo dedicare la rubrica a un appello. Oggi Salvini andrà, grazie alle arti garantiste di @AnnalisaChirico, nel carcere modello di Bollate. L’appello era questo: fate uno scambio di prigionieri. Tenetevi lui, e visto che è quasi Pasqua, ridateci Barabba. Sì, quello che sta lì a Bollate, sapete chi. Così magari Salvini scopre che ci sono posti da cui si può anche uscire, invece che “buttare la chiave”. Ma niente, c’è un altro appello più urgente da fare: salvate le beghine in fuga!

 

L’altro ieri Lucetta Scaraffia e le sue consorelle di alto pensiero hanno mollato la confortevole casa dell’Osservatore Romano, dove gestivano un bel mensile di sole donne, una specie di Tel Quel femminile e chiesastico. Si sentivano oppresse dal maschilismo del nuovo corso editoriale. Lei ha scritto al Papa: “Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione”. Ma fin qui passi. Poi ieri era intervistata, a zerbino, da Corriere e pure Rep. E nessuno a chiederle conto di questa poco misericordiosa, e persino molto maschile, questione: “Sono almeno due mesi che vediamo la pubblicazione di articoli totalmente opposti rispetto alla linea del nostro mensile”. Al Tel Quel vaticano non permettono che sul giornale del Vaticano scrivano anche altre donne, non del circolo, che la pensano diversa. Le care consorelle hanno sempre fatto e detto quel che hanno voluto, con Ratzy e Ruini, con Bertone e pure con Francesco. Ma ha dato fastidio che la chiesa, ancorché femminile, sia plurale. Caro Francesco che sei fissato con la misericordia, perdonale e riportale a casa. Come si dice: omnia Monda mundis.

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