Per un Blackout

Maurizio Crippa

Un ragazzo è morto per questo gioco folle che spaventa sopratutto i genitori. Che c’è, davvero, nella testa di un ragazzino?

Ricordate la storia di Blue Whale, il gioco sadico o folle di adolescenti che si diffondeva come un veleno nella rete e aveva come premio il suicidio? Veniva dalla Russia, si disse, e faceva stragi. Poi sembrò di capire, a un certo punto, che era tutta una bufala, una leggenda nera. Russia e dunque un fake, roba di troll. Ma fu reale, molto, lo spavento che colpì gli adulti, soprattutto loro, mentre i ragazzi ci scherzavano su, increduli e smagati. In una stanzetta alla periferia di Milano un ragazzo che si chiamava Igor, quattordici anni, che amava la montagna, l’hanno trovato morto soffocato con una corda da arrampicata. È molto dubbio che si sia ucciso volontariamente, ma è vero che aveva appena guardato in rete un video che invita a provare un gioco, chiamato Blackout.

 

Una prova di auto-soffocamento, perché togliersi l’aria fino a svenire misura il coraggio, forse dà l’estasi. Pare che da anni nei paesi anglosassoni lo si pratichi, con nomi come Choking game, Black hole, o Flatline game. E che i morti, in questo caso, siano tanti e accertati. Eppure è uno di quegli incubi che atterriscono soprattutto gli adulti, i genitori. Perché prima e più della realtà, conta questo orrore nostro di vuoto: che c’è davvero, nella testa di un ragazzino? Ed è tanto lo sgomento che, nei commenti, ci si dimentica persino di lui, di Igor. L’ultima regola di Blue Whale, al n. 50 (presunta, ma c’è su alcuni siti) imporrebbe: “Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita”. Forse non è una storia vera. Ma il ragazzo che amava la montagna la vita ce l’aveva.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"