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L'Spd all’assalto di Merkel con il leader più merkeliano che ha

Steinbrück è il socialdemocratico che punta a guidare la Germania, inventore del pareggio di bilancio in Costituzione

30 Settembre 2012 alle 20:33

Questo articolo, di Giovanni Boggero, è apparso sul Foglio di sabato 29 settembre.

Chi lo conosce bene sostiene che sia proprio come appare in televisione: burbero, freddo, a tratti sussiegoso. Nonostante la sua proverbiale antipatia, Peer Steinbrück domina la scena politica tedesca da almeno vent’anni ed è tra i politici socialdemocratici più stimati dall’elettorato teutonico; tanto che, a pochi mesi dal suo sessantaseiesimo compleanno, ieri è riuscito a ottenere la candidatura a cancelliere della Repubblica federale, agognata sin dai tempi in cui faceva parte dell’entourage del suo padre spirituale: l’ex cancelliere socialdemocratico, Helmut Schmidt.

Ministro in diversi governi regionali, nel 2002 subentrò alla guida del Nordreno- Westfalia, il Land più popoloso e industrializzato del paese. Tre anni dopo, nel 2005, fu sconfitto alle elezioni in quella che è tradizionalmente considerata una roccaforte socialdemocratica. Ma il tracollo dell’Spd a livello locale causò un terremoto anche a Berlino, costringendo alle dimissioni l’allora cancelliere Gerhard Schröder. Carriera finita? Niente affatto. Nell’autunno dello stesso anno, Angela Merkel lo chiamò a ricoprire il ruolo di ministro delle Finanze nell’esecutivo di grande coalizione. Tra i due, secondo molti osservatori, regnò buona sintonia. Chi spera che Steinbrück possa essere l’alfiere antirigorista che controbilancerà l’austerity di Merkel dovrà placare il troppo entusiasmo. Infatti, fino al 2008, l’esponente socialdemocratico si è battuto con ostinazione per un unico obiettivo: il pareggio di bilancio. “Wir schaffen die Null!”, “Pareggiamo i conti!”, era il motto con cui sintetizzò la sua missione dopo l’insediamento. Nel secondo semestre del 2007 raggiunse, anche se solo temporaneamente, il surplus di bilancio. D’accordo con la democrazia cristiana, introdusse anche il freno ai debiti in Costituzione, tagliò le tasse alle imprese e innalzò l’età pensionabile a 67 anni.

Non a caso nel marzo scorso non fu lui a rappresentare l’Spd a Parigi, durante la trionfale candidatura del francese François Hollande all’Eliseo. All’asse anti Merkel si iscrisse Pier Luigi Bersani (Pd), ma Steinbrück no. Poi, certo, durante la fase finale della grande coalizione tra socialdemocratici e cristiano-democratici, anche in Germania arrivò la crisi. Steinbrück, arroccatosi con la cancelliera su posizioni attendiste, ne negò fin quando poté la gravità, pur di non compromettere il fiore all’occhiello dell’intera azione di governo: il bilancio in pareggio, appunto. Alla fine fu costretto a slacciare i cordoni della borsa e a rinviare il risanamento definitivo. Non prima di aver risposto a brutto muso, durante una riunione a Bruxelles nel 2007, a un appena eletto Nicolas Sarkozy. Criticò l’inquilino dell’Eliseo per l’eccessivo lassismo fiscale previsto nella sua agenda di governo, e Sarko sulla difensiva replicò: “Ma lei come si permette di trattarmi in questo modo?”. Da tempo esponente dell’ala destra del partito, il Seeheimer Kreis, la sua candidatura a cancelliere è risultata per un certo periodo indigesta alla corrente più massimalista dell’Spd, più incline a soffiare sul fuoco delle ansie sociali.

Da quando l’Europa è sprofondata nell’abisso, Steinbrück non è invece mai stato tra i più accesi avversari della Merkel. Ciò esclude sì alleanze che vadano oltre i verdi, ma non una riedizione della Grosse Koalition. Pur bacchettando il governo con il suo cipiglio un po’ professorale, Steinbrück ha assunto posizioni che ad alcuni sono sembrate difficilmente conciliabili con quelle espresse, ad esempio, dalla sinistra francese di Hollande. Nel luglio del 2011, si dichiarò inopinatamente a favore di un consolidamento del debito pubblico greco, il cosiddetto haircut che impone perdite ai creditori: “La Grecia ormai è persa – spiegò all’emittente televisiva N-tv – L’haircut sul debito è ormai inevitabile. Pericoli per le banche? Ne vedo pochi. Ormai la gran parte s’è liberata dei titoli di stato”. Riuscì, con una sola dichiarazione, ad apparire sprezzante nei confronti di Atene e a inimicarsi i creditori del paese ellenico. Senza contare le continue critiche alla presunta ingerenza della Banca centrale europea nella politica di bilancio dei paesi membri attraverso l’acquisto dei titoli di stato. Anche sugli Eurobond ha mantenuto grande cautela. Pur dicendosi favorevole a una comunione dei debiti sovrani, Steinbrück ha chiesto condizioni stringenti per i paesi che dovessero rifinanziarsi a tassi agevolati. Insomma, la nomina dell’ex ministro delle Finanze, attesa per fine anno e ufficializzata ieri, è un segno dei tempi. L’Spd non può permettersi di virare troppo a sinistra in un momento nel quale i tedeschi temono per la sorte del proprio portafoglio. Mentre l’attuale leader del partito, Sigmar Gabriel, mancava dell’autorevolezza necessaria a battere la Merkel, l’ultimo sfidante della cancelliera, Frank-Walter Steinmeier, di nuovo in lizza, ha scelto di farsi da parte per consentire un ricambio al vertice. Solo Peer Steinbrück sembra oggi in grado di rassicurare gli elettori sul destino dei propri risparmi. L’unico dubbio è se assolverà tale compito come inquilino della cancelleria o come vicecancelliere in una nuova grande coalizione.

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