nuovo cinema mancuso
Il mago del Cremlino
La recensione del libro di Olivier Assayas, con Paul Dano, Jude Law, Alicia Vikander
Qual è l’anello debole che ha trasformato il fascinoso e intelligente romanzo di Giuliano da Empoli – Mondadori 2022, dopo lo straordinario successo in Francia – in un film poco appassionante? Olivier Assayas dirige un film modesto e parlatissimo, non il film rivoluzionario e rivelatore che forse aveva in mente. In fondo, qualche curiosità sull’ascesa al potere del giovane Putin l’abbiamo tutti. Vabbè, quasi tutti. Ma il romanzo si faceva leggere di corsa, anche da parte di quei “quasi tutti”. Molto ben scritto, era costruito attorno alla figura di Vadim Baranov, nome di fantasia che rimanda a Vladislav Surkov. Dopo il crollo dell’Unione sovietica, prima è un artista, poi un produttore televisivo, poi il consigliere personale e spin doctor dell’ex agente del KGB destinato a prendere il potere assoluto e a conservarlo. Poi sparisce. Stanato dopo molti anni, Baranov – spin doctor che aveva imparato l’arte dell’inganno facendo il regista in tv – racconta ogni cosa, vendicando se stesso e un paio di generazioni prima di lui. Scrive Giuliano da Empoli: “Di mestiere dispone specchi in cerchio per trasformare una flebile fiammella in un incantesimo”. Pare il Mago di Oz, nella “macchina degli incubi dell’occidente”. L’attrattiva del romanzo stava nel sospetto che Baranov si dichiarasse “decisivo” in situazioni in cui forse non lo era stato davvero. Un narratore inaffidabile, trascurato dalla sceneggiatura di Emmanuel Carrère.
nuovo cinema mancuso
"Cime tempestose"
nuovo cinema mancuso
Pillion
nuovo cinema mancuso