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Eastwood contro il politicamente corretto

La “fortuna” di un grande regista e la nostra sfortuna di guardati a vista

9 Febbraio 2018 alle 06:08

Eastwood contro il politicamente corretto

Clint Eastwood (foto LaPresse)

In occasione dell’uscita del suo nuovo film sugli eroi americani che hanno disarmato un terrorista islamico su un treno dopo le stragi di Parigi, ieri Clint Eastwood ha detto: “Non sono mai cauto su quello che dico e sai perché, sono in giro da molto tempo, cosa possono farmi? L’era politicamente corretta in cui ci troviamo non sta facendo bene a nessuno. Sta indebolendo la società. Le persone non dovrebbero prendersi così seriamente. Sono fortunato di essere cresciuto in un’epoca in cui tutti scherzavano su tutto”. Ha ragione, il vecchio Clint. Ha ragione quando si dice “fortunato”, mentre noi guardati a vista abbiamo la sfortuna di vivere immerso in un bagno caldo di conformismo e di piagnisteo che sta erodendo common sense e bellezza.

  

E’ lo stesso regista di American Sniper, che non pochi liberal hanno tacciato di essere “guerrafondaio”, “razzista” e “islamofobico”, perché racconta la storia di un cecchino che fa fuori un terrorista islamico dietro l’altro in Iraq. E’ lo stesso Eastwood che ha parlato a una sedia vuota, quella di Barack Obama, durante una convention repubblicana, dandogli del ”fallito”. E’ lo stesso Eastwood che, quando divenne sindaco di Carmel negli anni Ottanta, la prima cosa che fece fu di rimettere in commercio i gelati, che i fighetti salutisti del nanny state avevano messo al bando. “Law, Order and Ice Cream”, fu il suo motto per vincere la corsa. E’ la coscienza sporca d’America. La migliore. Quella ancora in grado di raccontare i marines che disarmano a mani nude un jihadista.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    09 Febbraio 2018 - 12:12

    Apprezzavo Eastwood (ma apprezzavo acriticamente anche gli Usa - per cinquant'anni - ora no) ed i suoi film che parlavano in modo aperto di temi difficili come pena di morte, eutanasia, pedofilia. Con l'invecchiamento è entrato in una spirale involutiva, iniziata con l'imbarazzante dialogo con la sedia vuota (Obama) in cui apparve (o forse era) per nulla sobrio. Poi ha girato l'entusiastica elegia di un criminale di guerra, che uccideva indifferentemente nemici e civili a distanza. Oggi ripropone un pasticcio guerrafondaio con la storia farlocca di tre giovanotti che hanno disarmato un povero disturbato, tanto fanatico quanto sprovveduto e che la critica ha pienamente demolito. E comunque se i marine, coi guai provocati a tutte le latitudini sono eroi, aveva pienamente ragione Brecht : fortunata la nazione che non ha bisogno di eroi.

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    • Luigi.iavarone

      10 Febbraio 2018 - 07:07

      Critiche senza alcun senso della storia.Una visita ai cimiteri alleati della 2 guerra mondiale di cui è cosparsa l'italia farebbe bene.Studiare anche

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