Il vescovo di Anversa sfida il Papa: "Entro il 2028 ordinerò preti uomini sposati"

Matteo Matzuzzi

Il problema è che il Papa non è dello stesso avviso. Deve essersi distratto, mons. Bonny, quando lo scorso giugno, proprio davanti ai vescovi riuniti in San Pietro per il Giubileo loro dedicato, Leone XIV si soffermò su alcune “virtù indispensabili: la prudenza pastorale, la povertà, la perfetta continenza nel celibato e le virtù umane”

Roma. Ogni giorno ha la sua pena, anche per il Papa. Con mille e più problemi che affollano la scrivania nello studio del Palazzo apostolico, dalla guerra alle rivendicazioni tedesche, ci mancavano gli innovativi programmi del vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny. Al termine di una lunga lettera pastorale inviata alla diocesi, il presule scrive che “è un’illusione pensare che un serio processo sinodale e missionario in occidente abbia ancora una possibilità senza ordinare anche uomini sposati come sacerdoti. Il Documento finale del Sinodo considera compito del vescovo sostenere e riunire tutti i doni dello Spirito. Inoltre sottolinea la necessità di un ampio ‘discernimento ecclesiale’ quando si tratta della missione della Chiesa”. Che cosa sia questo “discernimento”, lo spiega subito dopo: si attua quando “il Popolo di Dio lo esercita al servizio della missione. Lo Spirito, che il Padre ha mandato nel nome di Gesù, chiarirà ogni cosa (cf. Gv 14,26) e guiderà sempre i credenti alla verità tutta intera (Gv 16,13)”. Fatta un po’ di esegesi biblica, mons. Bonny osserva che “sarebbe una benedizione per la Chiesa se potessimo applicare questo ‘discernimento ecclesiale’ anche alla domanda su quale tipo di sacerdote una comunità abbia bisogno, o su chi la comunità consideri un candidato idoneo al sacerdozio. Il fatto che abbiamo ormai pochissimi candidati locali al sacerdozio è senza dubbio legato anche all’assenza di un tale discernimento sinodale a livello della comunità locale. Quando visito parrocchie o unità pastorali, incontro regolarmente persone che la comunità considererebbe buoni sacerdoti. Io stesso conosco molti collaboratori che sarebbero perfettamente adatti a diventare sacerdoti”. E quindi, “per queste ragioni farò tutto il possibile per ordinare, entro il 2028, alcuni uomini sposati sacerdoti per la nostra diocesi. Mi rivolgerò personalmente a loro e farò in modo che, entro allora, dispongano della necessaria formazione teologica e dell’esperienza pastorale, paragonabili a quelle degli altri candidati al sacerdozio. Questa preparazione avverrà in modo trasparente ma discreto, al di fuori dell’attenzione dei media”. 

 

Il problema, non proprio di poco conto,  è che il Papa non è dello stesso avviso. Deve essersi distratto, il vescovo d’Anversa, quando lo scorso giugno, proprio davanti ai vescovi riuniti in San Pietro per il Giubileo loro dedicato, Leone XIV si soffermò su alcune “virtù indispensabili: la prudenza pastorale, la povertà, la perfetta continenza nel celibato e le virtù umane”. “Insieme alla povertà effettiva – disse il Pontefice –, il vescovo vive anche quella forma di povertà che è il celibato e la verginità per il Regno dei cieli. Non si tratta solo di essere celibe, ma di praticare la castità del cuore e della condotta e così vivere la sequela di Cristo e offrire a tutti la vera immagine della Chiesa, santa e casta nelle membra come nel Capo”. Ai seminaristi aggiunse che “questa amicizia con Cristo è il fondamento spirituale del ministero ordinato, il senso del nostro celibato e l’energia del servizio ecclesiale cui dedichiamo la vita”. Ma ancor più chiaramente il Papa ha detto nella Lettera inviata ai presbiteri di Madrid che “il sacerdozio si vive così: stando nel mondo, ma senza essere del mondo. In questo crocevia si situano il celibato, la povertà e l’obbedienza; non come negazione della vita, ma come la forma concreta che permette al sacerdote di appartenere interamente a Dio senza smettere di camminare tra gli uomini”.  Mons. Bonny non si scompone e scrive che “i prossimi due anni serviranno anche a garantire la comunicazione necessaria e a prendere accordi, sia con la Conferenza episcopale belga sia con il Vaticano, nella speranza di poter imparare reciprocamente dalle rispettive esperienze e intuizioni. Per molti vescovi, l’ordinazione di uomini sposati è diventata una questione di coscienza. Anche a questo livello, trasparenza, responsabilità e valutazione sono importanti per la credibilità della Chiesa”.

 

Il vescovo di Anversa non è nuovo a protagonismi del genere: più di dieci anni fa, quando era in corso il Sinodo sulla famiglia inaugurato dalla “relazione Kasper”, pubblicò un lungo pamphlet di ventiquattro pagine in cui, proponendo di tornare al Vangelo e al modo in cui Gesù Cristo coniugava verità e misericordia, sosteneva che tutto dovesse cambiare, soprattutto riguardo le cosiddette “coppie irregolari”. Chiarendo che il compito primario della Chiesa è quello di “prendere dal cuore delle persone il peso vissuto per una vita”. Un centro di ascolto e consulenza psicologica, insomma.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.