Presa di Cristo nell'orto o Cattura di Cristo, Michelangelo Merisi da Caravaggio. 1602. National Gallery of Ireland, Dublino (Wikimedia) 

Non basta la carne per essere umani, ci vuole la libertà. Chiacchierata con Martin Scorsese

Antonio Spadaro

Gesù sfugge perché è libero in una trama divina. Una cena con il regista americano, che sta lavorando a un nuovo film sul figlio di Dio, e un colloquio sulle storie, sul Vangelo, sulla predestinazioone e sull'immediatezza di Cristo

Ero a cena a casa Scorsese un paio di mesi fa. E parlavamo di romanzi, di che cosa accade in una storia, e della prospettiva cristiana sulle storie. Concordavamo su una cosa fondamentale: è possibile che la grazia tocchi una esperienza umana. E questo significa ammettere che sia possibile un cambiamento radicale come reazione al tocco – che sia carezza o schiaffo – di quella grazia. Concordavamo, insomma, sul fatto che è possibile cambiare davvero: cambiare vita, non solo idee.


Parlavamo di grandi scrittori: di Flannery O’Connor e di Dostoevskj, ma anche di Bruce Springsteen e Patti Smith. E poi il discorso è caduto su Marilynne Robinson, una delle più grandi scrittrici viventi. Lei, da fervente calvinista, crede nella “predestinazione”. Io lì sono andato giù duro, troppo duro, inutilmente, lo ammetto. E ho detto: “Il suo genio poetico la salva, cioè salva le storie che scrive dalla sua fede nella predestinazione. Chi crede nel fatto che tu sia predestinato alla salvezza o alla dannazione non può scrivere storie interessanti perché manca un pezzo fondamentale perché una storia funzioni: la libertà”. 

  
Ho promesso a Scorsese che proverò a capire meglio il pensiero della Robinson (non ad amare le sue pagine, perché questo lo faccio già). Mi sono impegnato a farlo. Però di questo sono assolutamente sicuro: una storia interessante non può essere “già” scritta. Un personaggio vive solo mentre il suo autore ne scrive. Dietro l’angolo ci può essere un agguato qualunque. Deve poter essere un santo che all’improvviso precipita all’inferno. E deve essere un dannato che improvvisamente e imprevedibilmente salva sé stesso (e magari qualche altro). E questo perché accade qualcosa che mette in moto la sua libertà, senza incatenarlo a un destino già scritto da qualche parte: che sia la mente del Padreterno o di uno scrittore, non importa.


Martin Scorsese sta lavorando a un film su Gesù, lo ha detto a casa mia questa volta, a Civiltà Cattolica. E con la libertà di Gesù dovrà fare i conti. Nel suo L’Ultima tentazione di Cristo, il figlio di Dio è tentato non dal potere o da qualcosa di tremendamente diabolico, ma dalla “normalità” della vita. Lì si gioca la sua libertà. E forse anche la nostra, in realtà. Vedremo che accadrà nel nuovo film. 

  
Ma questo è il punto. Nel Vangelo si gioca la libertà. Chi ha scritto i quattro Vangeli – e io tra i quattro scrittori ne ho uno preferito, che è Marco – ha fatto i conti con la libertà di Gesù. Il Figlio di Dio, il Maestro non è un replicante divino paracadutato sulla terra per essere il portavoce dell’Eterno per orecchie umane. E’ Dio ed è uomo. E la sua storia è una trama che non avrebbe senso senza la libertà. Non basta la carne per essere umano. Ci vuole la libertà. Matteo, Marco, Luca e Giovanni non sono solamente grandi scrittori (e lo sono), ma sono eroi che hanno saputo non “pensare”, ma “vedere” e mostrare la libertà di Dio che solleva la polvere delle strade di un angolo di terra. E lo fa senza generare voragini o vulcani in eruzione a ogni passo. Semplicemente sollevando polvere. Chi avesse problemi a capirlo, basta che guardi il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Lì c’è tutto, c’è l’“immediatezza” di Gesù, per usare un termine che ho capito essere molto caro a Scorsese: l’immediatezza.
Anch’io ammetto la fascinazione per questa immediatezza di Gesù che ancora vado cercando, anche se sono gesuita da trentacinque anni. “Voi chi dite che io sia?”: solo un uomo liberò – o un matto, va bene – può porre una domanda del genere. Intendo uno che crede non solo nella propria libertà, ma anche in quella di chi gli sta accanto, che deve essere libero di credergli o meno.


Per questo ho scritto Una trama divina. Gesù in controcampo (Marsilio) perché avevo bisogno di seguire con la mia penna l’azione libera di Dio, e di farlo da miope quale sono, con gli occhi attaccati al mio personaggio preferito. Papa Francesco lo ha letto e ha commentato nella sua prefazione: “Per i suoi contemporanei Gesù sarebbe potuto rientrare nel paradigma dell’inadaptado, della persona che non si adatta, disadattata, che non si conforma a ciò che è ovvio”. E così mi ha fatto felice. Ma soprattutto ha proclamato la libertà di Gesù.

  
Il Cristo è un “personaggio in cerca di autore”, Gesù è “uno, nessuno, centomila” molto più che Vitangelo Moscarda, che certo non era Dio. Il personaggio Gesù sfugge perché è libero in una trama divina. E con lui si capisce meglio perché in realtà il protagonista di ogni storia possa fermarsi all’improvviso, sfondare la “quarta parete”, voltarsi verso di noi, e chiederci: “E voi chi dite che io sia?”.


   

Il direttore della Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, domenica 18 giugno alle ore 16 a Palazzo dei Duchi di Santo Stefano, sarà protagonista dell’incontro “Dentro e fuori lo spettacolo della vita. Letteratura e cinema come specchio rovesciato del reale”, nell’ambito della XIII edizione di Taobuk Festival SeeSicily, ideato e diretto da Antonella Ferrara e realizzato con il sostegno della Regione Siciliana – Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo. Il festival si terrà a Taormina dal 15 al 19 giugno ed esplorerà con oltre 200 eventi il tema delle libertà.

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