A Tolosa gli antifascisti contro il presepe vivente dei bambini: “E' fascista”

Matteo Matzuzzi

L’ultima frontiera del fanatismo occidentale

Roma. Sabato scorso, in place Saint-Georges a Tolosa, un presepe vivente è stato interrotto da una cinquantina di manifestanti – autodefinitisi “anticapitalisti” – che al grido di “stop ai fascisti” hanno costretto i figuranti ad abbandonare la piazza che era stata concessa dalle autorità cittadine per la rappresentazione organizzata dall’associazione Crèche Vivante Toulouse. Fermati i canti del coro, rispediti a casa i bambini increduli nei loro vestiti da re magi, incapaci di comprendere quel che stava accadendo, men che meno d’essere dei “fascisti”. Tra i “capitalisti” insultati dai membri dell’Act Up (Union antifasciste toulousaine) c’erano anche i rappresentanti di una fattoria solidale, che reinserisce nella realtà lavorativa decine di disoccupati: per l’occasione aveva prestato qualche pecora per il presepe.

 

  

E’ intervenuto l’arcivescovo di Tolosa, mons. Robert Le Gall: “Mi dispiace che il semplice ricordo della nascita di Gesù e dei valori che trasmette (accogliere lo straniero, annunciare la pace, la tenerezza di cui tutti abbiamo bisogno) non sia più rispettato nel nostro paese e che provochi perfino atti di violenza fisica e verbale di coloro che si ergono a difensori della libertà”. L’arcivescovo ha invitato “tutti” a “difendere pacificamente la libertà di espressione e a rispettare la storia e le tradizioni della Francia”. Anche il sindaco ha condannato “il comportamento irresponsabile dei manifestanti”.

 

Ogni anno in Francia c’è qualche sindaco che, appellandosi alla legge del 1905 sulla separazione tra stato e chiesa, vieta l’allestimento del presepio in luoghi pubblici, a volte con misure troppo restrittive perfino per gli stessi cittadini che con la chiesa hanno poco a che fare. Proprio a Tolosa, anni fa, qualcuno aveva proposto di rimuovere dal gonfalone comunale la croce, essendo troppo palese il richiamo a una determinata confessione religiosa. Mai però s’era arrivati all’intimidazione fisica, con gli autoproclamatisi antifascisti che – con metodi da encomiabili e perfetti fascisti – hanno anche minacciato i giornalisti e i fotografi presenti in piazza. Al momento, tra gli intellò che vedono un giorno sì e l’altro pure risorgere il fascismo in Europa, vergando anche approfondite analisi su quanto manifesto e grave sia tale rischio, non s’è avuta alcuna reazione. Anche se in piazza, a essere insultati perché “fascisti” c’erano dei bambini delle scuole elementari che il fascismo probabilmente non l’hanno neppure studiato, ancora, sul sussidiario.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.