L'appello dei vescovi europei contro Bannon e Dugin, "sacerdoti del populismo"

Matteo Matzuzzi

Manifesto del mons. Hollerich in vista delle elezioni di maggio. Tutti uniti contro i blasfemi populisti

Roma. I vescovi scendono in campo a poco più di un mese dalle elezioni europee e lo fanno con un manifesto cristallino, chiaro nei suoi princìpi e contenuti. E chiaro nelle indicazioni di voto, benché non esplicitate. A farsi alfiere del lieto annuncio è mons. Jean-Claude Hollerich S.I., arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (il presidente delle Conferenze episcopali europee è invece il cardinale Angelo Bagnasco). Mons. Hollerich affida alla Civiltà Cattolica il manifesto in cui scrive che “le paure dell’Europa dei nostri giorni sono molteplici e, ben mescolate, conducono, con l’ascesa dei populismi, a una destabilizzazione delle nostre democrazie e a un indebolimento dell’Unione europea”.

 

Oggi, scrive il prelato lussemburghese gesuita, “il benessere sembra scomparso e pare abbia dato vita a molteplici paure, che reclamano un’identità europea ‘cristiana’, pur declinandosi in desideri politici che si rivelano in netta contrapposizione con una prospettiva fondata sul Vangelo”. Mazzola, il vescovo Hollerich, i populisti, che conducono “un gioco infame con le nostre angosce”. I leader europei – quelli seri, ça va sans dire – devono “prendere in considerazione le paure” che “spesso glorificano il passato e frenano le dinamiche orientate verso l’avvenire. Se politiche sensate non terranno conto delle paure dei cittadini europei, questi cadranno in preda a populismi che enfatizzano tali paure per presentarsi come salvatori”.

 

L’uomo europeo, avverte il vescovo, “ha smarrito la propria identità. L’Europa, che sta perdendo la propria identità, si costruisce identarismi, populismi, in cui la nazione non è più vissuta come comunità politica, ma diventa un fantasma del passato, uno spettro che trascina dietro di sé le vittime delle guerre dovute ai nazionalismi della storia. I populismi vogliono allontanare i problemi reali, organizzando danze intorno a un vitello d’oro. Essi costruiscono una falsa identità, denunciando nemici che sono accusati di tutti i mali della società: ad esempio, i migranti o l’Unione europea”. Durissimo, poi, il commento sul metodo d’operare di questi “populismi”, che “legano gli individui non in comunità dove l’altro è una persona vicina, un partner nel dialogo e nell’azione, ma in gruppi che ripetono gli stessi slogan, che creano nuove uniformità, che sono l’anticamera dei totalitarismi”.

 

Il problema è che non pochi cristiani (e tanti cattolici) si sono fatti irretire da quelle sirene: “Un cristianesimo autoreferenziale rischia di veder emergere punti comuni con questa negazione della realtà e rischia di creare dinamiche che alla fine divoreranno il cristianesimo stesso. Steve Bannon e Aleksandr Dugin sono i sacerdoti di tali populismi che evocano una falsa realtà pseudo-religiosa e pseudo-mistica, che nega il centro della teologia occidentale”. Da qui, l’appello finale perché la politica europea collochi “nuovamente l’uomo, con le sue aspirazioni e con le sue speranze, al centro dell’agire politico. L’integrazione europea – scrive mons. Hollerich – deve dimostrare di nuovo che è a favore dell’uomo e che sta cercando di preservare la pace in un mondo più pericoloso che mai. Per questo il nostro continente ha bisogno di lavorare sulle sue fondamenta”.

Di più su questi argomenti:
  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.