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La chiesa può fare di tutto, ma prendersela con la Madonna è un po’ troppo

Si può pure ridiscutere la teologia del corpo di Giovanni Paolo II, ma che si possa riformare dannando Maria "vergine madre, figlia del tuo figlio", questa è un po’ grossa

14 Marzo 2019 alle 06:09

La chiesa può fare di tutto, ma prendersela con la Madonna è un po’ troppo

Foto LaPresse

La chiesa ha fatto santo Giovanni Paolo II, in un batter d’occhio rispetto ai tempi ordinari medi delle sue procedure di canonizzazione. Ora in un batter d’occhio alcuni vorrebbero decanonizzarlo, togliergli l’aura e il titolo. Il progetto era nell’aria, e fu segnalato qui per tempo in brevi note che spiegavano accenni obliqui, accuse velate o dissimulate, specie quando si è parlato dell’attacco generalizzante al clero maschile inteso come potenziale predatore abusivo e concupiscente dell’infanzia. Ora una nuova tappa. Christine Pedotti e Anne Soupa, del gruppo titolato della rivista Thémoignage Chrétien, nata nella resistenza all’occupazione tedesca in Francia e poi vissuta per decenni reincarnandosi tra ardue estreme battaglie di riformismo ecclesiastico e della fede tradizionale, fanno risalire al santo nuovo di zecca la responsabilità di sistema e teologica per le storie avvilenti, mostruose, di sfruttamento sessuale delle suore da parte di un clero maschio stupratore.

 

Via l’aureola a Papa Wojtyla

Appello cattolico per togliergli la santità. “Ha imposto una teologia della donna ispirata alla Vergine Maria”

 

Giovanni Paolo II, scrivono in una tribuna ospitata sul Monde, ha idealizzato la donna, espropriandola della sua identità profonda e multiversa attraverso due concetti teologici, o dogmi se vogliamo, che la fanno vergine e madre nel segno di Maria di Nazaret, la madre di Gesù. Con questa doppia negazione, castità e maternità, di cui è testimonianza la predicazione di Wojtyla e del suo predecessore (e santo anche lui) Paolo VI, per non parlare di Benedetto XVI, Papa emerito dopo la Renuntiatio, e magari di Francesco, che li ha canonizzati, la donna è annichilita e violentata, scrivono la Pedotti e la Soupa, prima nel magistero e poi nella prassi discriminatoria e predatoria del clero maschile. Anche tenendo conto dei criteri piuttosto sbrigativi di certo pensiero cristiano attuale, sconcerta non tanto questo non lasciar stare i santi, quanto il prendersela direttamente con la Madonna per la sua “obbedienza” e il “silenzio” del suo assenso all’arcangelo Gabriele che le annuncia la maternità virginale per opera dello Spirito Santo.

 

Non è un po’ esagerato? La chiesa può ridiscutere quanto voglia la teologia del corpo di Giovanni Paolo II, predicazione magisteriale che le due pensatrici cattoliche decanonizzatrici vorrebbero proibire; può riscrivere la sua lettera Mulieris dignitatem (1988), che fu lo storico rimettere a nuovo, o aggiornamento, del tradizionale egualitarismo sessuale biblico in materia di unione uomo-donna (una caro, una sola carne); può aprirsi al potere femminile nell’ordine del governo ecclesiastico e tutelare in ogni altra forma possibile il tesoro di emancipazione che è nel suo seno, costituito dal rigetto evangelico del diritto unilaterale al ripudio da parte dell’uomo nel matrimonio: la chiesa può fare di tutto, entro certi limiti che non ci riguardano in quanto laici esterni al suo perimetro spirituale e giurisdizionale, ma che possa riformarsi dannando la Madonna, vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura (Dante), questa è un po’ grossa.

  

I protestanti ebbero nel cristocentrismo (solus Christus) un perno teologico della loro Riforma, e non sono certo istintivamente mariani, eppure Martin Lutero nel 1521, all’apice della sua rivolta, parafrasò e lodò il Magnificat, il cantico della Madonna riportato da Luca in 1, 46-55:


L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni

mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen.

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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