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A Bolzano una laica presiede le esequie in chiesa

Funerali per donne, inevitabile segno dei tempi o deriva inopportuna?

9 Marzo 2019 alle 06:14

A Bolzano una laica presiede le esequie in chiesa

Foto LaPresse

Roma. A Utrecht, in Olanda, si mette all’asta la cattedrale perché ormai costa troppo mantenerla, in Alto Adige i laici presiedono (o “guidano”) i funerali perché non ci sono più preti. Segno dei tempi nell’Europa che sconta ora la secolarizzazione già affermatasi negli anni Settanta, quando il grande popolo cristiano che partecipava in massa ai riti della tradizione –  spesso per routine sì, ma era percepibile comunque una sensibilità permeata dalla fede – era ormai un ricordo da confinare in qualche album di vecchie fotografie. Mercoledì scorso a Sesto Pusteria, diocesi di Bolzano, Christine Leiter, laica, sposata e madre di due figli, ha presieduto le esequie di due anziane del luogo. Il parroco non era disponibile e così si è sperimentato ciò che dal prossimo giugno, in Alto Adige, diverrà la norma pastorale: in mancanza del sacerdote, a farsi carico del rito saranno dodici laici adeguatamente preparati e formati. Non il sacrestano, insomma, o la capo-corista.

 

Non è la prima volta: a ottobre toccò a Hans Duffek, imprenditore e da parecchi anni animatore delle liturgie del duomo di Bolzano. La signora Leiter è una teologa, quindi sa come commentare letture, salmi e Vangelo scelti per un funerale. Qualcuno ha notato in ciò una lieve deriva protestante, sarà per la vicinanza con la realtà tedesca. Resta il fatto che è, al di sotto delle Alpi, una rivoluzione. Viene scalfito quell’ethos tradizionale che soprattutto nei piccoli centri si vivifica in occasione di nascite, lutti e solennità varie. Ovviamente, fa sapere il parroco di Sesto Pusteria, “non si è celebrata l’eucaristia”. “Quando ho incontrato i familiari, questi mi hanno salutato chiamandomi parroco”, diceva Duffek al quotidiano Alto Adige: “Ho subito spiegato loro che ero un animatore di liturgie della Parola e per loro non c’è stato alcun problema”. Un funerale senza messa, una liturgia della parola che è ormai la prassi in tante parrocchie dove si vuole salvaguardare il momento di festa comunitaria domenicale pur in assenza del sacerdote. E dove non c’è il sacerdote, non ci può essere la celebrazione eucaristica.

 

Il tempo della parrocchia sotto casa, focolare intimo dove si celebrano i sacramenti e ci si ritrova con il parroco che conosce tutti, è finito. In Europa funziona così già da decenni – in Austria e Germania da tempo i funerali possono essere “guidati” da laici –, in Italia da qualche anno. Basti considerare il proliferare di “unità pastorali” e “collaborazioni pastorali”, che altro non sono se non fusioni di parrocchie – che certamente mantengono una propria formale indipendenza – necessarie per mettere insieme esperienze diverse sotto la guida dei parroci che calano di numero anno dopo anno. I rischi ci sono, ché è più comodo uscire di casa cinque minuti prima dell’inizio della messa nella chiesa dall’altra parte della strada anziché doversi muovere in auto di qualche chilometro. Basterebbe ricordarsi che “l’andare a messa”, anticamente, significava muoversi verso la pieve, lì dove si celebrava per le varie comunità l’eucaristia. Insomma, le urla sulla “soppressione del funerale cattolico”, che si sono levate da più parti, non tengono conto della realtà. In Alto Adige si prevede che nell’arco di vent’anni i sacerdoti passeranno da 177 a 50. “Solo tre sono i seminaristi in tutta la diocesi”, di cui uno è straniero”, segnalava un anno e mezzo fa Reinhard Demetz, direttore dell’Ufficio pastorale della diocesi di Bolzano-Bressanone, che aggiungeva: “Le unità pastorali passeranno da 71 a 32, i preti vivono un sovraccarico pastorale – la stragrande maggioranza guida più parrocchie. E’ inevitabile che la responsabilità operativa passi gradualmente ai laici”. E’ un tema delicato essendo delicato il momento in questione, non a caso l’arcidiocesi di Trento – nella stessa regione – ha fatto sapere che per ora a presiedere i funerali saranno solo e soltanto i preti. “Finché i numeri ce lo consentono, preferiamo che un momento delicato e importante come quello del funerale veda come celebrante un prete o un parroco”, hanno fatto sapere dalla curia locale.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    09 Marzo 2019 - 21:09

    Ma il Vaticano, così favorevole e aperto all'immigrazione indiscriminata, cos'aspetta ad importare anche qualche migliaio di sacerdoti da dove le vocazioni serie abbondano, i seminari possono selezionare e lo fanno, e ne escono preti che ci credono? In passato l'Europa ha evangelizzato i continenti, ora siano i continenti ri-evangelizzino l'Europa!

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