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I vescovi cileni pronti a essere interrogati dal Papa. Con qualche assenza di peso

Il cardinale Errazuriz non ci sarà: “Voli costosi e alberghi pieni”

Matteo Matzuzzi

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matzuzzi@ilfoglio.it

13 Maggio 2018 alle 06:02

I vescovi cileni pronti a essere interrogati dal Papa. Con qualche assenza di peso

Foto LaPresse

Roma. Dal 14 al 17 maggio trentuno presuli cileni saranno a Roma per spiegare al Papa come sia stato possibile che uomini a vario titolo implicati in casi di abusi sessuali su minori siano diventati vescovi e messi a guidare diocesi da nord a sud del paese andino. Il più chiacchierato di questi l’ha nominato Francesco stesso, difendendolo a più riprese anche davanti ai giornalisti nel corso del suo recente in viaggio in Cile, mons. Juan Barros, vescovo di Osorno. E subendo per questo anche la pubblica reprimenda del cardinale arcivescovo di Boston, Sean O’Malley. Bergoglio avrà sulla scrivania il corposo (eufemismo) dossier prodotto dal suo inviato speciale, mons. Charles Scicluna, spedito in Sudamerica con il compito di ascoltare la versione delle vittime e farsi un’idea di quel che è successo nella chiesa cilena nel corso degli ultimi decenni. Capire perché, insomma, la disaffezione abbia raggiunto livelli talmente alti da sfociare nella contestazione diretta al Papa – Francesco se n’è accorto percorrendo le strade semivuote del paese. Ma alla convocazione non hanno risposto le punte di diamante della chiesa cilena. Se la presenza in Vaticano di mons. Barros fino a qualche giorno fa era ancora incerta – il vescovo ha confermato che prenderà parte alla tre giorni di appuntamenti fissati dal Papa, nonostante si ipotizzasse una sua defaillance dovuta a generiche “ragioni di salute” – a fare scalpore in questi ultimi giorni è l’annuncio dell’assenza del cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago e definito da una delle vittime di recente venute a Roma per discorrere della faccenda col Papa “un vero criminale” per aver “insabbiato i casi di pedofilia”.

      

Il porporato, che Francesco ha voluto membro del C9 incaricato di riformare la curia e di aiutarlo nel governo della chiesa universale, ha detto che di presentarsi in Vaticano non ha alcuna intenzione. “Per motivi personali”, aveva detto inizialmente. Quindi, cambiando versione, ha ricordato che era appena tornato in Cile dopo aver presenziato all’ennesima riunione del C9. Infine, sempre più incalzato dalle domande dell’agguerrita stampa locale, ha detto che “i viaggi costano molto” che a Roma non si trova un posto letto libero. Neppure a Santa Marta, meta prescelta dal cardinale. Errázuriz non ci sarà ma ha già consegnato di persona al Papa la sua versione dei fatti, un dossier di 14 pagine in cui spiega quel che è successo in merito alle note vicende di padre Fernando Karadima, il sacerdote pedofilo da anni condannato dalla congregazione per la Dottrina della fede a fare vita monacale, espiando le proprie colpe.

 

Nella lettera di convocazione, il Pontefice scriveva di essere stato “male informato” sulla situazione e per questo chiedeva scusa alle vittime. Su chi l’abbia “male informato” da settimane si ricorrono ipotesi e supposizioni, che vedono proprio nel cardinale Errázuriz Ossa il principale “sospettato”: dopotutto, è il presule cileno che più è stato vicino a Jorge Mario Bergoglio in questi anni. Il porporato condivide la medesima sorte del suo successore sulla cattedra di Santiago, il cardinale Ricardo Ezzati, anche lui finito nel mirino degli accusatori di mons. Barros per aver taciuto sul passato del vescovo già pupillo di Karadima. Il Papa non avrà un compito facile: pressato dai media e dall’opinione pubblica cilena che chiede punizioni esemplari, dovrà scegliere se mediare o procedere all’annunciato repulisti, sostituendo più di un presule e favorendo quel ricambio nelle alte gerarchie della chiesa locale richiesto da più parti. Il problema è che tale strada potrebbe determinare reazioni a catena, come in un domino, andando a squassare altre realtà che già da tempo fanno i conti con vescovi indagati, cardinali imputati e preti spretati. E con magistrati che in nome della trasparenza chiedono di violare perfino il segreto della confessione.

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