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Non solo Gerusalemme nel lungo colloquio tra il Papa ed Erdogan

E' durata 50 minuti l'udienza a porte chiuse tra Francesco e il presidente turco. Tra i temi toccati anche lo stato della piccola comunità cattolica in Anatolia

5 Febbraio 2018 alle 13:55

Non solo Gerusalemme nel lungo colloquio tra il Papa ed Erdogan

(foto dal sito della Presidenza turca)

Roma. E' durato cinquanta minuti il colloquio privato tra il Papa e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Alla vigilia della visita, quest'ultimo aveva chiarito che lo scopo della visita era di discutere con il Papa della questione di Gerusalemme. Ma, come facilmente intuibile dalla durata dell'udienza, si è andati ben oltre i desiderata di Erdogan. E infatti, i comunicati diffusi dalla Sala Stampa al termine della giornata “vaticana” del presidente turco – all'incontro con il Pontefice è seguito quello con i vertici della Segreteria di stato, dal cardinale Pietro Parolin a mons. Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli stati – delineano un quadro ben più complesso.

 

“Nel corso dei cordiali colloqui – si legge – sono state evocate le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del paese, della condizione della comunità cattolica, dell’impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate. Ci si è poi soffermati sulla situazione in medio oriente, con particolare riferimento allo statuto di Gerusalemme, evidenziando la necessità di promuovere la pace e la stabilità nella regione attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale”.

 

Oltre al tema dominante, quindi, come facilmente preventivabile si è discusso anche dello stato dei cattolici presenti in Turchia, i quali hanno difficoltà anche a poter pregare in un luogo di culto – i permessi per la costruzione di chiese, più volte sbandierati dalla presidenza turca, sono rarissimi e sono ben di più i casi di edifici confiscati o chiusi ufficialmente per problemi burocratici. Naturale, poi, il passaggio sull'accoglienza dei migranti che vede Ankara in prima fila sul versante orientale.

 

Il presidente turco ha donato a Francesco un quadro di ceramica che rappresenta un panorama di Istanbul e quattro libri, di cui due di Rumi, il massimo poeta mistico persiano. Il Pontefice ha invece regalato a Erdogan un medaglione con impresso “l'angelo della pace che strozza il diavolo della guerra”. A corredo, come di consueto, una copia dell'enciclica Laudato si', il Messaggio per la Giornata mondiale della pace e la medaglia del pontificato.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    05 Febbraio 2018 - 16:04

    Bella, la foto della pia famigliola islamo-cattolica finalmente riunita, col Papa Francesco in mezzo così sorridente e visibilmente contento. Ne abbiamo bisogno tutti oggi, di abbracci paciosi fra nemici-amici. Se poi l'ombra di Erdogan a sagoma di Sultano copre migliaia di suoi connazionali da lui sbattuti e tenuti in galera perché dissidenti, e guai ricordargli il genocidio dei cristiani armeni e le sue pulizie etniche in corso contro i curdi e a liberarsi dei residui cristiani in Turchia, lasci perdere. E se all'ombra del pacioso Papa Francesco anche durante il colloquio qualche cristiano è stato martirizzato (oltre settemila all'anno fanno quasi venti al giorno di media) proprio dai confratelli islamici di Erdogan, non venga a guastar la festa. Però, quell'angelo della pace che strozza il diavolo della guerra in mano a Erdogan, bisogna dire che stavolta Francesco gli ha fatto proprio un bello scherzo da prete, va là!

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