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Il risveglio di Pasqua

Ci siamo dunque. Esistiamo anche noi. Tonici e fortunati quel che basta.

7 Aprile 2015 alle 09:16

Il risveglio di Pasqua

Ci siamo dunque. Esistiamo anche noi. Tonici e fortunati quel che basta, colpiamo con tutto quello che abbiamo a disposizione, il ginocchio, la mano e chissenefrega, viva il giorno in cui qualcuno segnerà anatomicamente con il culo, il godimento allora sarà massimo. Abbiamo fatto filottino ma contro avversari rognosi, se domenica prossima dovessimo infilzare anche la Doria si potrà dire che il lungo sonno è finito e che siamo tornati allo stato vigile. La molto nobile Schadenfreude, il piacere per i guai del pulitino e molto a modo Mancini più che dell’Inter medesima, ci ha aiutato a passare un’ottima Pasqua. In cui abbiamo rivolto un pensiero obliquo, al dopo elezioni regionali, nella speranza che i Toti e le Rossi restino al loro posto comunque vada, con la piega che c’è in ditta c’è pure il rischio di vederli arrivare da noi.

 

Invece, come Ulisse legato sotto la pancia di un montone che non si sa ancora se thailandese o cinese, sta per tornare a casa pare come direttore tecnico, Maldini, “Paolino” figlio di Cesare e must della galleria teocoliana. Sarebbe cosa buona e giusta ancorché tardiva nei confronti di colui che fu bandiera per noi e in sé il più grande terzino sinistro della storia. Non c’è ancora nulla di certo ma a noi basta poco per sentirsi leggermente euforici e far riposare chiappe che a furia di essere strette stavano per fondersi in una sola. Sperando ovviamente che il rilassamento non sia incauto e non finisca per agevolare l’ingresso di altre supposte.

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