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Obiettivo derby. Il Milan per la fiducia, l'Inter per Mancini

Va bene, l’incontro è stato casuale, erano a San Siro per assistere alla partita della Nazionale. Ma ci sono cose che non si fanno sette giorni “before the night”. Nemmeno in un parcheggio. Galliani, Inzaghi e Mancini, e il due volte per caso Lippi si sono incontrati, scambiati sorrisi, carezze.

18 Novembre 2014 alle 17:40

Obiettivo derby. Il Milan per la fiducia, l'Inter per Mancini

Va bene, l’incontro è stato casuale, erano a San Siro per assistere alla partita della Nazionale. Ma ci sono cose che non si fanno sette giorni “before the night”. Nemmeno in un parcheggio. Galliani, Inzaghi e Mancini, e il due volte per caso Lippi si sono incontrati, scambiati sorrisi, carezze e ganascelle. A sette giorni dal derby occorreva il riserbo, il comportamento austero, non si ammicca, non ci si fa gli occhioni dolci fra ex grandi attaccanti. Si va giù a muso duro, si pensa al combattimento, ci si mette in appetito, ci si guarda da spavaldi. Ancora meglio da assassini, come Cassius Clay e George Foreman.

 

Per noi la partita di domenica sera sarà decisiva, abbiamo già fatto troppi passi falsi. Se perdiamo, il poco di autostima faticosamente conquistato andrà a farsi fottere, un’altra rivale, non certo quella per noi più simpatica ci passerà davanti, saremo risucchiati nella parte destra della classifica, vivremo un’altra stagione di sofferenza.

 

[**Video_box_2**]L’arrivo impromptu di Mancini è la sola novità di casa Inter. Conglomerata internazionale erano, tutti stranieri meno il Ranocchia, e tale sono. Sgangherati che avanzavano come sul momento diceva il cervello, questo erano con Mazzarri e questo sarebbero ancora, non fosse che è la prima partita con il nuovo allenatore e il desiderio di mettersi in mostra può far fare cose impensabili. A nostro favore c’è solo la costante del Mancio, l’eccesso di eleganza: non gli basta essere il gagà che ordina vestiti su misura a Napoli e studia il modo di portare il fazzoletto nel taschino come fosse ikebana, è anche il ricco a suo agio solo nel mondo dei ricchi, che ovviamente lo hanno ripagato di tanto calore e gli hanno risparmiato qualsiasi forma di gavetta. Il troppo insomma potrebbe storpiare.

 

Poi non sempre i soldi contano. Voleva Daniele Adani come allenatore in seconda, lui ha detto che sta bene dove sta, a commentare partite su Sky. Il nero barbuto con la faccia leale, la voce stentorea e il pensiero autorevole si diverte, ci diverte e perciò eccelle nel mestiere. Ci si allarga il cuore ogni volta che qualcuno segue la passione e non solo i soldi.

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