Inzaghi e il Milan Nazareno, ma ora si deve vincere

A loro non posso dire niente, in allenamento danno tutto, si vede che hanno voglia. Abbiamo qualche problema, magari su palla inattiva, ma ci lavoreremo sopra e miglioreremo.

11 Novembre 2014 alle 17:09

Inzaghi e il Milan Nazareno, ma ora si deve vincere

A loro non posso dire niente, in allenamento danno tutto, si vede che hanno voglia. Abbiamo qualche problema, magari su palla inattiva, ma ci lavoreremo sopra e miglioreremo. Inzaghi applica al meglio le tecniche motivazionali di Nazareno 1,  ha il rossonero tatuato sulla pelle anzi sotto, è aziendalista più di Carlo Conti formato Rai 1. C’è in lui anche qualche grumo di Nazareno 2, cattiveria in meno. La sacralità dell’entourage, l’intendenza che non fa mai errori, quando le cose vanno male è il capo che ci deve mettere la faccia, anche se di solito funziona che è un altro a metterci il culo. De Sciglio e Bonaventura portano entusiasmo e freschezza, i giovani bisogna aspettarli. El Shaarawi l’abbiamo aspettato e ora è in orbita. Anche se a voler essere maligni sono gli avversari che sembrano aver dimenticato quel suo movimento e quel suo modo di calciare a giro sull’angolo lontano. Gli anziani benché spompati e con le gambe che più di tanto non danno, Essien, Bonera, Mexès, sono utili, danno il giusto apporto di esperienza e saggezza. Insomma tutto va bene nel liscio mondo della strategia marketing e della comunicazione. Il risultato però non è cambiato. Non si vince. Una narice è ancora sott’acqua e in quattro ci sono passati davanti in classifica.

 

La trattenuta in area su Torres per cui non è stato dato il rigore non è strana, è moneta corrente su tutti i campi: non è nel nostro stile alludere, lanciare il sasso e nascondere la mano. Meglio in generale parlare di cosa non funziona nel nostro gioco: ma a forza di dire ogni volta che non se ne può parlare prima di aver rivisto la partita a mente fredda, viene il sospetto che non la si veda molto bene nemmeno dalla panchina. Non ci sarebbe nulla di strano in questo, quando Inzaghi era in campo il gioco avveniva alle sue spalle e lui aveva occhio solo per le linee del fuorigioco.

 

Il derby, infine, non vorremmo che fosse la battaglia tra poveri, lo scontro tra modesti. Dobbiamo vincere e vincere bene. Non dico come mercoledì sera, quando di fronte a tremila tifosi assiderati abbiamo spezzato le reni al San Lorenzo di Papa Francesco: ma quasi.

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