La critica di Roberti al pensiero dominante fra le toghe dell'antimafia

Massimo Bordin

In commissione parlamentare, il procuratore nazionale si è detto favorevole alla sostituzione del reato di concorso esterno con un nuovo articolo del codice penale

Ieri il dottore Franco Roberti è stato sentito nella sua veste di procuratore nazionale antimafia uscente dalla commissione parlamentare presieduta da Rosy Bindi che ha rivolto a Roberti un saluto e un ringraziamento, definendo l’audizione "una sorta di bilancio dell’attività svolta dalla direzione nazionale antimafia con la sua conduzione. Il dottore Roberti non si è tirato indietro e ha risposto alle domande dei membri della commissione in modo non scontato su almeno tre punti. Sulla lotta alla droga ha ribadito l’orientamento, maturato sempre più chiaramente nelle ultime relazioni annuali della Dna. Impegniamo risorse enormi senza risultati apprezzabili – ha detto il procuratore – e non riusciamo a ridurre l’impatto delle droghe, soprattutto quelle leggere, in fortissimo aumento. Di qui l’analisi sulle possibili alternative. Roberti ha dunque, in sede di bilancio, rivendicato un possibile superamento di una strategia meramente proibizionista, tema che ha distinto la sua gestione nel profilo teorico. A proposito poi del regime carcerario speciale, il 41 bis, Roberti ha difeso l’utilità della recente circolare governativa che tanto ha irritato la presidente Bindi, sostenendo la necessità di un bilanciamento che non può ignorare i diritti anche di quei detenuti e dei loro familiari. Infine, in tema di riforma del codice penale, si è detto favorevole a inserire un articolo, 416 quater lo ha chiamato, al posto del reato di concorso esterno, che sempre difficile da provare. E’ stato il passaggio più interessante e più critico nei confronti del pensiero dominante fra le toghe dell’antimafia.

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