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Parole e omissioni che tradiscono i supporter della trattativa stato-mafia

Le perle di Scarpinato e Di Matteo dal palco della festa del Fatto Quotidiano

6 Settembre 2017 alle 06:00

Omissioni e parole che tradiscono

Roberto Maria Scarpinato. Foto LaPresse/Guglielmo Mangiapane

Alcune perle dalle quattro pagine che riassumono quello che il procuratore generale Roberto Maria Scarpinato e il pm Antonino Di Matteo hanno detto dal palco della festa del Fatto Quotidiano. Scarpinato: “Le stragi del 1992-’93 sono un prolungamento della strategia della tensione che, come accertato in varie sentenze, come quella su Bologna, è stata posta in essere nelle fasi storiche in cui si temeva che il Partito comunista potesse arrivare al governo”. Lasciamo perdere l’interpretazione storica che minimizza un evento inaudito per la mafia come la sentenza definitiva del maxi processo. E’ il verbo “accertare” che inquieta, applicato a sentenze che non si citano se non una che in merito non accerta un bel nulla, tanto è vero che manda assolti gli imputati che con quella strategia avevano avuto a che fare. Sullo stesso tema della interpretazione delle sentenze, ancora più indicativo è quel che dice il dottore Di Matteo quando cita la sentenza della Corte d’assise di Firenze nella quale si scrive che il contatto fra il Ros e Vito Ciacimino “oggettivamente provocò in Cosa nostra la consapevolezza che la strategia delle bombe pagasse”. Anche qui, lasciamo perdere l’avverbio, che connota una deduzione e non un accertamento, e lasciamo anche perdere che quella sentenza avesse per oggetto tutt’altro. Basta considerare che quella frase fa dire ai supporter della trattativa stato-mafia che essa è “accertata per sentenza”, omettendo il fatto che tutti i processi, cinque, che sulla questione della trattativa sono arrivati a giudizio, in due casi definitivo, ne negano ogni fondamento in tutte le sentenze di vario grado e assolvono gli imputati.

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  • gesmat@tiscali.it

    gesmat

    06 Settembre 2017 - 18:06

    Che i magistrati, specie quelli palermitani, sbrocchino con una certa frequenza, non fa più notizia. Preoccupa, semmai, la paralisi flaccida che affligge, da troppo tempo, gli organismi di rappresentanza della consorteria.

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  • guido.valota

    06 Settembre 2017 - 14:02

    Vabbe' ma i lettori del Falso Quotidiano sono abituati ai falsi, anzi ne sono avidi, ne vogliono sempre di più e di più evidenti, vogliono assolutamente credere ai falsi, vogliono addirittura che siano dei falsi e che nei falsi i buoni siano loro e cattivi tutti gli altri. Sennò casca tutto e tocca usare il cervello.

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  • luigi.desa

    06 Settembre 2017 - 09:09

    E' stravagante che una categoria di funzionari dello stato-i magistrati- vinto il concorso al momento dell'immissione in ruolo prestino giuramento di fedeltà alla repubblica eppoi fanno come cacchio gli pare . C'è quasi da pensare che fanno come noi ragazzi in servizio militare intruppati in compagnie nel piazzale delle caserme al momento del giuramento rispondendo al l'invito del comandante invece di gridare "lo giuro" tutti gridammo " l'ho duro" . Ecco perchè i magistrati non tengono in conto del giuramento prestato anche loro gridano " l'ho duro e anche di più ".Altro che indipendenza e autonomia delle toghe ,giurano solo fedeltà all'Anm .

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  • giantrombetta

    06 Settembre 2017 - 08:08

    C'era una volta in cui si osava dire che i magistrati parlano soltanto con le sentenze. C'era una volta in cui si riteneva che l'essere giudice super partes imponesse anche l'apparire super partes, ovvero il pronunciarsi sempre e solo nelle aule dei tribunali. C'era una volta in cui prestigio e autorevolezza della magistratura traevano fondamento dal riserbo e dallo stile misurato, responsabile, rispettoso anche nei confronti degli imputati con cui veniva esercitata una funzione così delicata e fondamentale per la convivenza civile e la vita ed il destino delle persone. C'era una volta in cui usava ripetere che il magistrato giudica i fatti, non le persone e le idee. C'era una volta in cui i comizi erano strumenti della comunicazione politica. C'era una volta che non c'è più !

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