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Un primo maggio alternativo con Juan Martin Guevara a Pescara

Quando parla del mitico Che, ne esalta certamente le idee, le fa sue ma tiene anche a dire che, al contrario di altri parenti, lui non si è mai trasferito a Cuba a incarnare, anche involontariamente, la parte del fratello dell’eroe

3 Maggio 2017 alle 06:13

Un primo maggio alternativo con Juan Martin Guevara a Pescara

Foto LaPresse

Un primo maggio passato a parlare con un personaggio interessante è un tipo di opportunità che un cronista deve saper non solo apprezzare ma valorizzare. Non so quanto mi sia riuscito su un palco in una grande piazza piena di giovani, fra un gruppo musicale e un altro. Folla composta e civile, quella del primo maggio a Pescara, ma quando devi parlare a gente che fino a un minuto prima ballava e ora aspetta di sentire il gruppo clou della serata, intervistare l’autore di un libro su un personaggio che molti ricordano come un eroe ed è comunque una figura ormai mitica, qualche concessione alla retorica da parte del cronista, per tenere avvinta l’attenzione del pubblico, si può forse considerare normale. Meno usuale che a non concedere nulla alla retorica sia l’autore del libro sull’eroe scomparso, che era per di più suo fratello. Eppure Juan Martin Guevara, quando parla del mitico Che, ne esalta certamente le idee, le fa sue ma tiene anche a dire che, al contrario di altri parenti, lui non si è mai trasferito a Cuba a incarnare, anche involontariamente, la parte del fratello dell’eroe. Così come, quando militò politicamente in Argentina, tenne nascosto ai compagni di lotta il suo vero cognome, che certo non gli fu utile quando i militari lo arrestarono per tenerlo in carcere nove anni. Neanche su questo un filo di retorica. E fu così che scesi dal palco di Pescara pensando al fratello di Paolo Borsellino.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    03 Maggio 2017 - 07:07

    Sempre argute le sue riflessioni sovente amare. A proposito del Primo Maggio ci sarebbe da osservare che al celebrato concertone di Roma la gran parte dei giovani che partecipano alla festa dei sindacati ai sindacati manco sono iscritti e in molti pure non sanno manco che siano, come testimoniato da tante impietose interviste. E' ben vero che viviamo in un paese in cui i sindacalisti confederali firmano un accordo (vedi Alitalia) che viene sonoramente bocciato con referendum dai lavoratori che asseriscono di rappresentare e non si dimettono il giorno dopo. E' la democrazia, bellezza. Nella grottesca versione italiana, pero'.

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