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La contraddizione del ricorso del dottore Di Matteo

La settimana scorsa è stato respinto dal Tar il ricorso a suo tempo presentato dal dottore Antonino Di Matteo contro la bocciatura, da parte del Csm, della sua richiesta di passare dalla procura di Palermo alla Direzione Nazionale Antimafia.

12 Luglio 2016 alle 06:06

La contraddizione del ricorso del dottore Di Matteo
La settimana scorsa è stato respinto dal Tar il ricorso a suo tempo presentato dal dottore Antonino Di Matteo contro la bocciatura, da parte del Csm, della sua richiesta di passare dalla procura di Palermo alla Direzione Nazionale Antimafia. Il Csm, nel motivare la sua decisione, stilando una graduatoria degli aspiranti aveva classificato il pm, che rappresenta l’accusa nel processo sulla cosiddetta trattativa, all’undicesimo posto fra gli aspiranti, precludendone ogni possibilità di accesso all’ambito incarico. Logico che il dottore Di Matteo se ne sia doluto, meno usuale il ricorso al Tar, nel quale quale si lamentava la disapplicazione, da parte del Csm, del “criterio oggettivo di valutazione”. A questo proposito veniva citato un parere del consiglio giudiziario di Palermo nel quale si scrive del dottore Di Matteo decantandone le “straordinarie qualità professionali, l’ineguagliabile dedizione al lavoro, il profondo senso dello stato, lo spirito di sacrificio senza limiti”. Parole che si possono senz’altro definire impegnative. Solo che, nello stesso documento prodotto dal dottore Di Matteo si parla anche del suo “straordinario impegno” definito “superiore a qualsiasi rilevazione statistica o quantitativa”. Se le parole hanno un senso si scrive che le straordinarie virtù del magistrato devono fare aggio sulle rilevazioni statistiche o quantitative, criteri oggettivi per definizione, nel caso specifico evidentemente non smaglianti. In parole povere è stato lo stesso ricorrente a fornire ai giudici un documento che contraddice la sua tesi. Può ritenersi indicativo, trattandosi di un pm.

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