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L’ideologia pro farmaco che blocca la pubertà

Nessuna crociata catto-conservatrice contro la triptorelina, ma dubbi leciti

11 Aprile 2019 alle 06:07

L’ideologia pro farmaco che blocca la pubertà

foto LaPresse

Con un entusiastico editoriale in prima pagina firmato da Paolo Russo e Michele Sasso, ieri la Stampa derubricava i dubbi sulla somministrazione della triptorelina agli adolescenti affetti da disforia di genere a “crociata” portata avanti dalle “associazioni conservatrici” e dai “fan della famiglia tout court” che fanno parte del “network ultra cattolico” che si è ritrovato a Verona a fine marzo. In un articolo molto ideologico e poco scientifico, si tessevano le lodi del farmaco da poco introdotto nel Sistema sanitario nazionale a carico dello stato che blocca lo sviluppo puberale degli adolescenti permettendo loro, se affetti da disforia, di scegliere più avanti il sesso a cui appartenere.

 

Nell’èra della dittatura dell’io e delle sue voglie, non stupisce più sentire parlare di diritto dei ragazzi a “crescere nel corpo che sentono più giusto”, ma prima di discutere di relativismo e senso perduto della realtà, c’è un dato che va sottolineato: non è vero, come semplicisticamente fa l’editoriale della Stampa, che tra i critici della triptorelina ci siano soltanto certi cattolici. Troppo facile schiacciare le opinioni contrarie sul “network di Verona”. Come segnalava Avvenire in un articolo lunedì, a causa delle pesantissime controindicazioni mediche e psicologiche “ci sono società scientifiche, tra cui quella di adolescentologia, che vorrebbero escludere del tutto il ricorso alla triptorelina”, e altre che sono disponibili a valutarne l’impiego in casi rarissimi e sotto attento controllo psicologico. Non solo, anche Arcilesbica nazionale, diverse femministe e transessuali, sono contrari all’uso del farmaco. La Stampa citava gli esempi virtuosi di altri paesi in cui il medicinale è usato da tempo, tra cui la Gran Bretagna. A Russo e Sasso deve però essere sfuggito il caso sollevato dal Times, con la denuncia di come centinaia di bambini sarebbero stati avviati alla transizione sessuale tramite bombardamenti ormonali senza prove sufficienti sugli effetti a lungo termine di questi farmaci. Abbandonare il tifo da stadio su temi così delicati e approfondire le conseguenze mediche e psicologiche di certi trattamenti è necessario e urgente. E non è solo roba da cattolici conservatori.

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Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    11 Aprile 2019 - 17:05

    Bloccare la pubertà? Amen. In fisica lo spiegherebbe la legge del piano inclinato. In sociologia la finestra di Overton. Basta vedere cosa è successo con la “genitorialità” (si, quella bizzarria per la quale un padre ed una madre generano un figlio): con lo zapateriano “genitore A” e “genitore B” sembrava che il “diritto del desiderio” avesse completato il suo corso di sovvertimento di ogni evidenza naturale. Vero è che, da allora, si è anche arrivati ad ipotizzare la negazione del concetto stesso di maternità biologica preferendogli la più flessibile versione di “concetto antropologico”. Ma sembravano, ancora, divagazioni estremiste con evidente carica di provocazione culturale. Ci sbagliavamo. E’ cronaca recentissima quella per la quale i “togati” di Strasburgo hanno superato ogni aspettativa distopica inventandosi una new entry: la “madre intenzionale”. E su questo giornale, ancora si invoca “una linea di demarcazione netta tra vero e falso prima che sia troppo tardi” ?

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