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Bambini cavie nella clinica del gender

L’inchiesta del Times sulla disforia di genere e le domande che l’Italia deve farsi

10 Aprile 2019 alle 06:00

Bambini cavie nella clinica del gender

Bambini al Gay Pride di Londra (foto LaPresse)

Secondo il Times in Inghilterra “è in corso un esperimento di massa sui bambini”. La denuncia arriva da una lunga inchiesta del quotidiano britannico sull’abuso di terapie che bloccano la pubertà da parte del Gids (Gender Identity Development Service), servizio di sviluppo dell’identità di genere della Fondazione Tavistock and Portman, clinica inglese che si occupa di minori che soffrono di disforia di genere. Citando cinque dei diciotto medici che si sono licenziati dalla struttura del National Health Service, il Times spiega che negli ultimi tre anni bambini e adolescenti sono stati avviati al percorso di transizione di genere prima che gli esperti potessero valutare le cause della loro “confusione”. Storie personali complicate o possibili omosessualità sarebbero state ignorate pur di accelerare il passaggio alla nuova identità transgender. Il tutto fatto con farmaci usati al di fuori di ciò per cui sono stati approvati (non il trattamento della disforia di genere, per intenderci).

  

Un esperimento dal vivo su un numero sempre più grande di bambini: Nel 2010 erano 94, nel 2018 ben 2.519. Dietro alla “promozione” della transizione di genere come unica possibile “cura” per i bambini ci sarebbero diversi charity transgender, spiega il Times, che convincevano i genitori della necessità di bloccare lo sviluppo della pubertà al più presto. Tempo fa già il Guardian aveva denunciato queste pratiche, raccontando come venissero “trattati” così adolescenti semplicemente autistici o omosessuali. Un “esperimento non regolamentato” di cui la scienza non può conoscere ancora le conseguenze. L’ordine degli psichiatri inglesi intanto ha annunciato nuove linee guida, più caute, per il trattamento dei giovani con problemi di identità di genere, ma nel frattempo il Gids continua il suo lavoro. Un monito inquietante per paesi come l’Italia, dove da poco è stato inserita nell’elenco del Servizio sanitario nazionale, tra i medicinali a carico dello stato, la triptorelina, un farmaco che blocca lo sviluppo puberale. Prima di fare la fine dell’Inghilterra, urge una riflessione qui da noi.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Carlo A. Rossi

    10 Aprile 2019 - 10:10

    Sto leggendo un libro sulle basi "culturali" del nazismo di Johan Chapoutot, e ricordando il bellissimo "Zavorre" di Götz Aly, non riesco a nascondere l'inquietudine di fronte ad una modernità che afferma di aver sconfitto i nazisti, ma non fa altro che riprendere gli stessi deliri in salsa cosiddetta progressista. Stesso discorso per i discorsi ecologisti e anti-specisti dei nazisti, che sono stati fatti propri dalle frange più estreme (ma non solo) dei seguaci della piccola fiammiferaia (Langone dixit) svedese. E più ci penso, più mi convinco che in fondo i nazisti abbiano culturalmente quasi vinto. Come pure i pelagiani. E un brivido mi corre lungo la schiena.

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