Appendino, sindaco creativo (e contra legem)

Torino riconosce i figli di coppie gay. Ecco perché non è un passo in avanti

23 Aprile 2018 alle 20:59

Appendino, sindaco creativo (e contra legem)

Foto LaPresse

La prima cittadina di Torino, Chiara Appendino, ha deciso di iscrivere all’anagrafe come figlio di due madri un bambino, il che non è consentito dalla legge vigente. Niccolò Pietro è figlio di una consigliera comunale del Pd, Chiara Foglietta, che è unita sentimentalmente (ma non è chiaro se lo sia anche formalmente secondo la normativa dell’unione civile) con Micaela Ghisleni. Appendino si vanta di aver forzato le norme legali per promuovere una nuova visione dei rapporti umani, ma questa scelta rischia di mettere in dubbio anche una norma sicuramente umanitaria come quella che vieta l’utero in affitto, oltre a contrastare col principio costituzionale che riconosce come genitori solo una coppia formata da un uomo e una donna.

 

C’è una differenza sostanziale tra battersi per modificare una legge che si può ritenere legittimamente superata, e violarla apertamente. Affermare di “aver generato l’avvio di un percorso che adegui l’attuale sistema normativo all’evolvere della società civile” significa proprio questo, aver approfittato di una funzione amministrativa per “legiferare” senza averne il potere, invadendo così le funzioni del legislatore. Oltre alla Foglietta all’anagrafe di Torino sono stati registrati i figli di due coppie, due uomini e due donne, senza che nessuno si sia preoccupato di garantire che la procreazione di quelle creature non sia avvenuta attraverso pratiche illegali (e immorali) come l’utero in affitto. Sarebbe questo “l’evolvere della società civile” che viene sbandierato da Chiara Appendino o non è piuttosto il sintomo di un regresso o almeno di una noncuranza preoccupante in merito a princìpi di dignità della persona e della donna in particolare che vengono calpestati?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    24 Aprile 2018 - 11:11

    La balorda competizione tra due balordi sindaci per il balordo primato della balorda prima registrazione all’anagrafe di un povero bimbo, balordamente definito “figlio di due mamme”, se non altro, può servire a svelare le uniche balorde “priorità” sulle quali l’agenda politica di fatto riesce a convergere. E sulla quale la trascorsa legislatura ci ha abbondantemente messo del suo. Meditare, please.

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    24 Aprile 2018 - 09:09

    C’era una volta un Paese democratico, ovvero uno Stato di diritto, dove chi violava le leggi vigenti veniva perseguito e condannato. E se per caso osava pubblicamente vantarsi della sua violazione incitando altri suoi pari a seguire il suo esempio veniva ulteriormente perseguito e condannato per istigazione a delinquere. Apprendo che chi espleta il mandato di sindaco, ovvero di pubblico amministratore per altro investito della responsabilità di far rispettare le leggi vigenti, pare godere dello status di imperseguibilita’ e impunibilita’. E tutto ciò viene considerato è vantato come evoluzione della società civile. Sono portato a credere che abbia ragione Giuliano Ferrara ad affermare che stiamo vivendo, in generale, in uno stato di sbornia collettiva. Sono purtroppo meno ottimista di lui nel credere che usciremo presto da quello che lui definisce “coma etilico”. Gianfranco Trombetta

    Report

    Rispondi

Servizi