Una scena di The Dreamers di Bernardo Bertolucci

Teologia del libero amore

Giulio Meotti

Il matrimonio aperto è l’ultima frontiera dei narcisi liberal ricchi e bellissimi. La vera Gomorra è la bolla progressista, una comica liturgia dove l’appagamento sessuale è la nuova terra promessa

Muovendosi ai limiti tra la farsa e la follia, i giornali mainstream americani sembrano continuamente impegnati a ridefinire le frontiere della rivoluzione sessuale in uno slancio verso il gran mare degli istinti. Il New York magazine ha pubblicato un lungo articolo su un uomo che faceva la corte al suo cavallo. Poi un altro piccolo saggio dal titolo fenomenale: “Sedurre il proprio padre”. L’Atlantic faceva sapere che “alcuni studi” suggeriscono che “le coppie poliamorose coltivano le relazioni meglio delle coppie monogame”. Mentre il Washington Post pubblicava una storia in prima pagina sulle coppie gay che sono genitori migliori di quelle eterosessuali, il magazine Cosmopolitan dedicava un ampio servizio al “self marriage”. Nessuna sorpresa quindi per le dodicimila battute che il magazine del New York Times ha appena dedicato alla nuova rivoluzione sessuale.

 

Metà dei millennial d'America considera il "poliamore" come la propria condizione ideale. I guasti dei genitori baby boomers

Siamo entrati nell’“èra del poliamore”. Sempre più coppie sposate abbracciano il poliamore, che non va confuso con la poligamia. Sono i matrimoni aperti. Mogli e mariti che hanno storie parallele consenzienti alla ricerca dell’orgasmo redentore. Secondo alcune stime, negli Stati Uniti ci sono circa mezzo milione di coppie poliamorose, anche se alcuni ricercatori hanno stimato che lo siano il cinque per cento di tutti gli adulti, da dieci a dodici milioni di persone. Esistono pure le app per loro, come 3nder.

 

Elisabeth Sheff, sociologa autrice di “The Polyamorists Next Door”, li definisce così: liberal, istruiti, urbani, ben remunerati. Anche in Francia, Jacques Attali, l’intellettuale più provvido di sperimentazioni culturali, ha annunciato l’avvento del poliamore, un mondo di “coppia monogama precaria e matrimonio a contrattualità limitata”.

 

Nel 1990, Morning Glory Zell, sacerdotessa della “chiesa pagana di tutti i mondi” dell’Oregon, scrisse un saggio, “A bouquet of lovers”, che teorizzava il matrimonio trasparente e consensuale. Fu la prima volta che venne usato quel termine: “poliamore”. Zell lo definì “l’avanguardia del XXI secolo”.

 

Il New York Times l’ha presa molto seriamente. E la settimana scorsa ha pubblicato un saggio sterminato sul poliamore. Sei sposato e ti piace intrufolarti in più letti ma hai bisogno di una cornice etica e culturale per giustificare i bassi istinti? Ci pensa Susan Dominus, autrice del lungo articolo, in cui c’è la metamorfosi di Priapo in dio della guerra culturale, la famiglia microcosmo della società come chiave di volta di ogni sistema sociale a sfondo conservatore e le gustose licenze che si sublimano in atti di palingenesi.

 

Cinquanta coppie che parlano dei loro matrimoni aperti e, meraviglia delle meraviglie, sono tutti bellissimi e tutti felicissimi. Matrimoni scintillanti. E guai a preoccuparsi dei bambini. Dominus non lo fa, tranne quando cita quelli “orgogliosi che i loro genitori abbiano fatto qualcosa di così alternativo”.

 

Eureka!

 

Ovviamente i matrimoni aperti non sono per tutti. Richiedono una certa cosmopolita sofisticazione. Una delle coppie intervistate è composta da “due artisti che vivono in una grande città progressista, con gruppi di incontri multipli di poliamore, ripartiti per età”. Susan Dominus eccede spesso nel ridicolo: “I matrimoni aperti, ho cominciato a pensare, non sono solo per le persone interessate al sesso, ma anche per le persone più interessate alle persone”. Quindi, in fondo, il sesso multiplo è per i super liberal un modo per elevarsi a uno stadio di maggiore sensibilità ed empatia. Una comica liturgia in cui le acrobazie erotiche si distinguono per il piglio didascalico e pedantesco.

 

Libri, serie tv, articoli di giornale, pareri giuridici, dizionari: è in corso il grande sdoganamento della "famiglia poliamorosa"

Le coppie “poli” abbracciano i vantaggi della sicurezza e della libertà, mantenendo una casa per i figli, ma riservandosi i weekend per le tresche. Non dovrebbero tutte le coppie considerare questo stile di vita, sembra chiedere Susan Dominus? Il matrimonio ideale è dunque quello in cui entrambi sperimentano incredibili orgasmi ed esplorano i “molti strati delle loro personalità”. Gli unici doveri morali sono la realizzazione di sé e un certo livello di trasparenza con la moglie e il marito. “Siamo una generazione che comprende la propria identità come liminale, fluida anziché stagnante”, ha scritto un millennial poliamore un po’ su di giri nelle pagine del Washington Post.

 

E’ il culto della trasparenza applicato alla vita familiare. E’ il grande caos culturale che ha a che fare, secondo Ben Sasse, con “La scomparsa dell’adulto americano”, dal titolo del suo nuovo libro.

 

E’ stato Dan Savage a sdoganare il concetto di “monogamish”. Educatore, giornalista, primo dei columnist sessuali, gay, padre, infedele, enciclopedia vivente di feticismi e posizioni che non ha paura di condividere, voyeur e osservatore dei quarantenni allupati, “Savage è il prototipo dell’edonista prepotente”, scrive First Things. “Dubitare a Gomorra non è sufficiente per l’edonista. Per Savage, coloro che rifiutano di lodare le sue inclinazioni sono degni di essere distrutti”.

 

Il commento più appropriato al New York Times è di una scrittrice di Washington, Ashley McGuire, per il blog Acculturated: “155 anni dopo che la bigamia è stata formalmente abolita sotto la presidenza di Lincoln, il concetto sta ritornando nel mainstream, con una cultura popolare che soffia il vento nelle sue vele”. Oggi c’è grande abbondanza di poliamorismo culturale.

 

"Abbiamo avuto i vibratori, l'Aids e l'aborto legale. Ora dobbiamo aggiornare la rivoluzione sessuale rispetto ai nostri padri"

C’è una serie chiamata “Polyamory” e lo spettacolo “You Me Her”. A parte la televisione, è possibile leggere settimanalmente un articolo sull’ascesa del poliamore nell’èra postmoderna. L’Atlantic ci informa che il sito web di incontri OkCupid ha aggiunto la categoria “Polyamorous”. La Bbc ci avverte: “Le relazioni poliamorose possono essere il futuro dell’amore”. Mentre la Abc diffondeva il vangelo delle “famiglie poliamorose”, su Amazon proliferavano in vendita libri come “Guida intelligente al poliamore per le ragazze”.

 

Anche il dibattito sul riconoscimento legale dei rapporti poliamorosi è già in corso da tempo. Una relazione importante pubblicata dalla Commissione giuridica del Canada ha chiesto se i matrimoni dovrebbero essere “limitati a due persone”. La conclusione: probabilmente no. Un professore di Legge in Inghilterra ha scritto un libro pubblicato a Oxford per cui l’idea che il matrimonio sia limitato a due persone sarebbe un modo di pensare “tradizionale” e quindi vecchio. Elizabeth Emens della School of Law dell’Università di Chicago ha pubblicato una difesa legale del poliamore. Ha suggerito che “vediamo questo momento storico in cui le coppie dello stesso sesso cominciano a entrare nell’istituto del matrimonio come un’occasione unica per discutere il mandato della monogamia obbligatoria”. “Stanno emergendo dal sottosuolo, incoraggiati dal successo del movimento per il matrimonio gay”, dice Glenn Stanton, direttore degli studi familiari per Focus on the Family, un gruppo cristiano evangelico. I conservatori non sono soli a osservarli con timore. Come ha scritto Andrew Sullivan, giornalista gay di rango, “l’orientamento sessuale di qualcuno è un problema più profondo del numero di persone”. In altre parole, il poliamore è una scelta; l’omosessualità non lo è. C’è una questione politica che suscita preoccupazione: i precedenti legali relativi agli affidamenti dei figli. Le battaglie per la custodia tra i “genitori poly” non sono rari. Il più famoso è un caso del 1999 in cui una donna di ventidue anni ha perso i diritti sulla figlia dopo aver fatto outing in un documentario su Mtv.

 

Il termine “poliamore” è già entrato nel Merriam Webster e nell’Oxford Dictionary. Esistono “club del poliamore” in molte aziende dell’high tech, come Microsoft. E l’Università della California, a Berkeley, organizza seminari dal titolo “Future of Monogamy and Non-Monogamy”. Un impazzimento erotico e familiare conseguenza di una senescenza ideologica, anche quando si accompagna alla giovinezza anagrafica.  Racconta Wired, infatti, che il poliamore è la nuova frontiera nella Silicon Valley e va fortissimo fra i millennial. Yougov ha diffuso una statistica secondo cui soltanto la metà dei millennial d’America vuole una relazione monogama.

 

Rolling Stone, strizzandole l’occhio, l’ha chiamata “la rivoluzione sessuale dei millennial”. “Sono le generazioni allevate dai Baby Boomers, che non solo hanno avviato la rivoluzione sessuale, rendendo accettabile il concetto del sesso al di fuori dei confini del matrimonio, ma che poi hanno continuato a unirsi perlopiù in matrimoni tradizionali finiti in divorzi. Una generazione allevata senza farle sapere come far funzionare la monogamia. I millennial si rendono conto che stanno spingendo i confini della rivoluzione sessuale al di là di ciò che i loro genitori avrebbero potuto aspettare e che i loro nonni avrebbero potuto anche solo immaginare”.

 

Al poliamore, nato fra Portland e San Francisco (in Europa va forte a Londra e Amburgo), la scrittrice Emily Witt ha dedicato un libro affascinante, dal titolo “Future Sex”. Ha preso parte a un live-humiliation-porn ed è entrata nelle profondità del sito webcam Chaturbate, dove ci si masturba fra sconosciuti. Ma il libro è soprattutto sui soggetti poli, come Elizabeth e Wes, “una coppia di giovani di successo, cresciuti mangiando cereali senza zucchero, vestiti di giacche fatte da bottiglie di plastica riciclata, volontari nelle mense dell’Africa occidentale, hanno un tipo favorito di sashimi, sono amici dei loro genitori e si esprimono nel linguaggio della terapia di gruppo”.

 

Il poliamore come rivolta contro la “eteronormatività” dei padri. Scrive Witt che questa nuova frontiera si fonda su alcuni presupposti: “Scollegare la famiglia da una base sessuale di due persone. Concepire le proprie azioni come movimenti sociali. Vedere nella nuova tecnologia un’opportunità per riformare la società. Queste coppie hanno levato i loro corpi con l’obiettivo dell’omeostasi perfetta o della vita eterna. Conoscono i vantaggi dello iodio e del selenio nelle noci del Brasile. Mangiano carne rossa solo una volta al mese, alla fine dei loro cicli mestruali”. E sono pazzi del poliamore. “Sono adulti, ma potrebbero sembrare dei figli, perché sono così positivi, amano giocare, le loro vite sessuali sono impossibili da capire, perché sembrano non aver mai vissuto nell’oscurità”.

 

La Silicon Valley è piena di coppie "poli": "Sono amici dei propri genitori e si esprimono nel linguaggio della terapia di gruppo"

In un linguaggio orwelliano, i super liberal la chiamano in molti modi: “polifedeltà” (quello preferito da Dan Savage), “panfedeltà” e “nonmonogamia”. C’è anche un manuale del poliamore, “The ethical slut”, perfetto neologismo liberal, ovvero come unire le parole “etica” e “troia”. Witt in “Future Sex” spiega perché è necessario aggiornare la rivoluzione sessuale, portandola alle estreme conseguenze: “I nostri genitori hanno liberato sessualmente le donne e avviato il movimento dei diritti gay, ma noi sappiamo come spingere la moglie a dormire con un altro uomo per farle superare la ‘programmazione culturale’. Abbiamo avuto una vasta selezione di vibratori, abbiamo avuto ‘Sex and the city’, l’Aids, i centri di crisi di stupro, l’aborto legale e la contraccezione d’emergenza. L’amore libero una volta significava fare sesso senza procreazione, fare sesso prima del matrimonio ed evitare del tutto il matrimonio. Per gli idealisti post-freudiani, l’amore libero comporterà una nuova politica”. E questa rivoluzione deve essere condotta in nome dell’“ottimismo iperbolico”. Sono quelli che pensano che “un’azione sia giusta se promuove la felicità indipendentemente dal suo effetto sugli altri. E’ un egoismo radicale”. E in questo magico mondo dell’“edonismo responsabile”, chi non fosse pronto al secondo partner ufficiale può sempre ripiegare sulla “meditazione orgasmica”. Consiste nel farsi titillare la vagina per quindici minuti da un personal trainer per “coltivare un migliore legame con il partner”.

 

L’occidente assurto a gigantesco Burning Man. La dolce tirannide di un sesso ubiquitario, ossessivo, che vanta, in maniera caricaturale e grottesca le proprie benemerenze libertarie. L’appagamento di ogni appetito sessuale come la nuova terra promessa della storia. Ma ancora non si intravede l’aurora dopo il crepuscolo.

 

Il Narciso liberal, come quello mitologico, morirà per la disperazione?

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.