Ansa
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La città dei coltelli contro il decreto sicurezza
La stretta sui coltelli colpisce anche i pezzi da collezione. E la città di Frosolone, dove fino a questo momento si poteva comprare un intero arsenale purché fosse classificato come souvenir, ora protesta
Forte dei 974 voti con cui è stato eletto alla carica di primo cittadino, il sindaco di Frosolone (Isernia) ha alzato la voce contro il decreto sicurezza approvato dal governo. La nuova normativa prevede infatti una stretta sui coltelli, che naturalmente nel Ddl non vengono chiamati “coltelli” bensì “strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a otto centimetri”, per i quali viene introdotto un porto d’armi, nonché “strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a cinque centimetri”, che vengono invece vietati tout court. Il guaio è che a Frosolone la produzione di coltelli – cioè di strumenti eccetera eccetera – è la principale produzione locale, un artigianato che si è fatto industria; Frosolone è la città dei coltelli un po’ come Milano è la città della moda o Sanremo la città del festival della canzone italiana.
Intervistato dall’Ansa, il sindaco casuista si è dapprima domandato se la dimensione della lama comprendesse o meno il manico (è una tecnicalità che, non essendo di Frosolone, non sono in grado di spiegarvi); soprattutto, ha protestato perché il divieto introdotto dal governo colpisce anche i coltelli acquistati come pezzi da collezione o souvenir del ridente paesino molisano. Se dunque io che non ho il porto d’armi dovessi decidere di munirmi di un arsenale, adesso saprei benissimo dove custodirlo. A Frosolone, dove potrei agevolmente rispondere a chi trovasse qualcosa da eccepire: “Questo bazooka è un souvenir, questo fucile un pezzo da collezione e questa pistola, be’, questa pistola carica è un pensierino per una persona che so io”.
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Il cieco di Gerico dei giorni nostri (alla guida di un suv)
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