Ansa
Bandiera Bianca
Se l'algoritmo ci dice cosa mangiare
Il food delivery si affida all'intelligenza artificiale per aiutare i clienti in difficoltà col menu. In questo modo quando avremo fame non useremo il cervello, digiteremo parole sconnesse fino a far confluire nello stesso punto il disordine alimentare e l’analfabetismo funzionale
Il leggero languorino avvertito dall’elegante signora in abito pastello, e prontamente comunicato al maggiordomo Ambrogio che le presentava il celebre cioccolatino, era un appetito più vago rispetto a quello che, nelle pubblicità coeve, un’anonima signora esprimeva tramite il desiderio di un generico biscotto di una specifica marca, la quale tuttavia ne produceva una tale varietà da richiedere l’utilizzo di un chilometrico vassoio per consentirle adeguata scelta. Entrambi questi esempi impallidiscono, però, di fronte alla notizia che una notissima ditta di cibo a domicilio si sia affidata all’intelligenza artificiale per aiutare i clienti in difficoltà col menu: coloro cioè che lo trovano troppo complicato e lungo per essere letto potranno avvalersi del soccorso di un chatbot a cui spiegare cosa vogliono e da cui ricevere consequenziali suggerimenti.
Spinoza – lo so, non ve l’aspettavate – Spinoza, dicevo, sosteneva che l’appetitus fosse il desiderio di autoconservazione che coglieva simultaneamente mente e corpo, collocandosi un gradino sotto la cupiditas, ossia il desiderio consapevole di ciò che si brama o di cui si ha bisogno. Se nel corso della storia, evolvendosi da bestione a persona civile, l’uomo ha imparato a definire sempre più il confuso appetitus in una lucida cupiditas (non più grugnendo, ma enucleando ad esempio la voglia di manzo di Kobe o di toast all’avocado), il soccorso della tecnologia in questo caso ci aiuta a regredire: il chatbot della ditta di delivery, viene comunicato, sarà in grado di interpretare i desideri del cliente anche se espressi in modo confuso o delirante.
Avremo dunque a disposizione uno strumento che ci consentirà di non transitare dal cervello quando avvertiremo quell’indefinito gorgoglio nello stomaco, limitandoci a digitare parole sconnesse o a ricorrere a un linguaggio inarticolato ogni volta che vorremo mangiare qualcosa, a qualsiasi ora del giorno o della notte, compulsivamente. Quello sarà il punto esatto in cui confluiranno, fino a coincidere, il disordine alimentare e l’analfabetismo funzionale.