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di Antonio Gurrado

Regola numero uno: non dire mai quello che pensi

Cosa succede in Italia se uno studente, in un tema sulla scuola, critica i suoi compagni e il suo insegnante
di
12 MAY 20
Immagine di Regola numero uno: non dire mai quello che pensi

foto LaPresse

Evviva, abbiamo un nuovo italiano! Si tratta di un ragazzino trevigiano reo di aver svolto un tema la cui traccia prevedeva, sotto forma di lettera a un amico, di raccontare la scuola dalla propria prospettiva. Ieri i suoi genitori sono stati condannati a pagare mille euro all’insegnante di italiano perché nel tema il ragazzino, dopo aver detto che i compagni erano viziati e lo vessavano, si scatenava auspicando il ricovero coatto della medesima insegnante (“sclerata”, “impazzita”) che a suo dire lo prendeva in giro pure lei. Bene, si è trattato di un compito altamente educativo. In un sol colpo infatti il ragazzino ha imparato che: in Italia, quando si scrive, è preferibile mentire; a scuola, quando si viene invitati a esprimere la propria opinione, bisogna sempre esprimere l’opinione che si aspettano gli altri; nella vita, non vince mai il debole che se la prende col potente ma il potente che si accanisce sul debole.
Soprattutto, poiché il contenzioso sul tema è durato tre anni, il ragazzino ha appreso che, nella giustizia, per arrivare alla soluzione di un caso è normale aspettare anche un quarto della propria vita, che per me sarebbe l’equivalente di restare in attesa di giudizio da oggi fino ai cinquant’anni e, per un settantenne, fino a che non ne avrà compiuti ottantasette e mezzo. Dicono che la scuola abbia il dovere di formare cittadini consapevoli; mi sembra che in questo caso ci sia riuscita benissimo.

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