“Baby Boom” è un film del 1987 diretto da Charles Shyer con Diane Keaton, Sam Shepard e Sam Wanamaker

Pepite d'oro dentro il finimondo

È rinato con i bambini l'albero del nostro futuro

Annalena Benini

I primi mille giorni sono le radici della vita, dice la scienza: il valore inestimabile per la società di un’infanzia felice. Una pediatra e una psicologa raccontano che cosa hanno osservato durante il lockdown

Due mesi mezzo di isolamento, finora. Molti problemi, preoccupazioni, sbigottimento. Paura per questa ridefinizione del mondo. Paura per i soldi che spariscono. Paura per il futuro. Paura di non abbracciarci più. Eppure qualcosa di buono l’abbiamo notato, dentro le case, le cucine, le camere da letto, nei cortili di chi possiede un cortile: la tranquillità dei bambini. La naturalezza con cui hanno cambiato il modo di giocare, la felicità negli occhi quando sono per strada mano nella mano con il padre o la madre, una fermezza gioiosa, nella ridefinizione della loro vita dentro l’emergenza, che spesso agli adulti manca. Io l’ho visto nei miei figli, che sono vicini all’adolescenza, e l’ho visto in tutti i bambini che sono riuscita a osservare più da lontano.

  

“I bambini dagli 0 ai 3 anni sono rinati. Non si ammalano più, non sono stressati, sono contenti. E anche le mamme sono contente”

Poi ho ricevuto la telefonata di una pediatra romagnola, che è anche mia lontana cugina, abbiamo lo stesso nome di battesimo, e insieme abbiamo cercato Daniela Lucangeli, professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo e prorettrice dell’Università degli Studi di Padova, che è anche entrata nella task force del ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole, e da sempre si occupa dello sviluppo dei più piccoli.

 

Ho cercato di farmi spiegare da loro che cosa è successo con i nostri bambini, e perché. E se ci sono pepite d’oro in questo finimondo, se c’è qualcosa che dobbiamo imparare. Annalena Saletti, pediatra di famiglia a Forlimpopoli, comune di tredicimila abitanti, più i diecimila di Bertinoro (in provincia di Forlì/Cesena), ha continuato in questi mesi a effettuare visite, ha ordinato i tamponi a bambini che presentavano, in forma più lieve, gli stessi sintomi dei genitori, ha monitorato le banali influenze, poche per la verità, che però adesso ci spaventano tutti a morte, e ha continuato a parlare con le madri e con le maestre. Il carico di lavoro si è comunque allentato, le visite ambulatoriali sono diminuite e lei ha avuto, mi dice, un maggiore spazio mentale ed emotivo per riflettere sui suoi pazienti.

 

La dottoressa Saletti è una pediatra di famiglia che in questi mesi ha continuato a effettuare visite e a osservare i suoi pazienti

“I bambini da zero a tre anni sono rinati, è questo che ho notato”. Le si incrina la voce per quanta “felicità”, dice proprio così, ha incontrato. “Io sono un pediatra di famiglia e quindi il mio compito è trovare le soluzioni specifiche per il singolo. Non posso e non voglio generalizzare. Ma io sento tanto, non solo da un punto di vista medico, lo stress di questi bambini piccoli, che hanno ritmi non da bambini: alzarsi fare colazione vestirsi lavarsi i denti, uscire di casa per andare al Nido, sono ritmi da adulti. E ho osservato in questo contesto territoriale, che possiamo definire di campagna, dove i bambini spesso hanno almeno due metri quadrati di margherite in cui giocare, che l’unione forzata e il nuovo ritmo creato dal Covid ha avuto in qualche situazione, e sono perfettamente consapevole che avrà ancora, effetti benefici. Questi bambini, che di solito vanno all’asilo nido per le necessità lavorative dei genitori, non si ammalano più. Tutti gli antibiotici che dovevo prescrivere per le otiti, le tonsilliti, le bronchiti, in questi mesi sono spariti. Ma soprattutto i bambini sono contenti. E anche le mamme sono contente: è come se si fossero, madre e figli, di nuovo incontrati. Una mamma che aveva molte difficoltà con il suo bambino iperattivo e difficile, difficoltà molto serie, ha imparato a giocare con lui, grazie anche al supporto a distanza delle maestre del Nido. Gli insegnanti stanno facendo in questo momento un grande lavoro di supporto che deve essere riconosciuto e che ha un inestimabile valore dal punto di vista sociale. Ho notato un grande miglioramento anche nei bambini delle scuole elementari, ma voglio concentrarmi sugli 0-3 anni adesso, perché questa è un’età fondamentale, che trent’anni di neuroscienze hanno individuato come il momento importantissimo, e irripetibile in cui si sviluppa il cervello del bambino, il suo carattere, la sua tensione verso la felicità”. Annalena Saletti cita un documento importante dell’Organizzazione mondiale della Sanità, preparato con il supporto tra gli altri dell’Early Childhood Development Action Network:

“Oggi sappiamo che il periodo che va dalla gravidanza ai 3 anni di vita è il più critico, perché è in questo periodo che il cervello del bambino cresce più velocemente che in ogni altro periodo della vita: l’80 per cento del cervello di un bambino si forma in questo periodo. Per uno sviluppo sano del cervello in questo periodo i bambini hanno bisogno di un ambiente sicuro, protettivo e amorevole, di alimentazione e stimoli adeguati da parte dei genitori o dei caregiver. Questa è una finestra di opportunità utile a porre le basi della salute e del benessere i cui effetti dureranno per tutta la vita e si rifletteranno anche nella generazione successiva”.

  

L’ottanta per cento del cervello di un bambino si forma in questi anni cruciali, e passiamo gran parte della vita adulta a tornare con il pensiero laggiù, a cercare di far affiorare ricordi. “Questi mesi di vicinanza, e naturalmente parlo di situazioni favorevoli, saranno preziosissimi per i bambini, li aiuteranno nel futuro, li stanno rendendo più forti. I bambini di questa età hanno bisogno dello sguardo dei loro genitori, prima ancora che della socialità, hanno bisogno del contatto con la mamma e il papà. Per questo penso che, guardando al futuro da ogni punto di vista, sociale ed economico, se al futuro vogliamo pensare davvero dobbiamo, come del resto dice l’Oms da molto tempo, investire su questo tempo. Cosa facciamo per i bambini, che sono il nostro futuro?”. Ma che cosa si può fare di concreto per favorire questa vicinanza, priva delle angosce da epidemia e da devastazione economica? Perché quelle madri che adesso sono a casa con i loro figli devono essere libere dalla preoccupazione di non avere uno stipendio, un’identità, una solidità, e una protezione: sentirsi sole non aiuta. “Infatti il lavoro degli insegnanti dei nidi, nel facilitare l’incontro genitore-bambino alla luce della nurturing care, è fondamentale dal punto di vista sociale. Il far stare bene la diade (madre-bambino) e la triade (madre-padre-bambino) ha conseguenze inestimabili sull’umanità”.

 

Daniela Lucangeli, psicologa, è nella task force del ministero dell’Istruzione per ripensare la riapertura delle scuole post Covid

Quindi bisogna sviluppare una maggiore interazione genitori-insegnanti, anche a distanza, nella prima infanzia, investire sulla rete di protezione, e poi? “Dovremmo, sul lavoro, privilegiare l’accesso allo smart working di quei genitori che lo desiderano e che hanno figli da zero a tre anni”, dice Annalena Saletti, “e sembra che questa chiusura abbia mostrato come nella maggior parte degli uffici lo smart working sia realizzabile, e produttivo”. Ma è davvero così importante la presenza dei genitori? “Inutile fingere: sono i genitori che cambiano tutto, sono i genitori il motore della rivoluzione che il mondo scientifico ha individuato in questi primi anni di vita”. E aggiunge: “Non è soltanto una fatica, quella dei genitori nello stare accanto ai propri figli: è una enorme ricchezza, una grande fonte di energie, intelligenza, felicità”.

 

È il tempo che hai speso per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante. Mi viene in mente Antoine de Saint Exupéry e la sua favola sui legami affettivi che costruiscono il fulcro della nostra identità. Da zero a tre anni c’è una rosa che vuole sbocciare, che deve essere aiutata a fiorire.

 

Trent’anni di neuroscienze, e un documento Oms, spiegano che l’80 per cento del cervello si forma dalla gravidanza ai 3 anni di età

“Il costo nella non azione nel frattempo, è alto. I bambini che non hanno l’opportunità di ricevere un’adeguata nurturing care durante i primissimi anni di vita hanno più probabilità di avere difficoltà di apprendimento a scuola e di conseguenza di essere meno produttivi in futuro. Questo influenza negativamente il benessere e la prosperità delle loro famiglie e società”. L’Organizzazione mondiale della sanità si riferisce anche e soprattutto ai 250 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni nei paesi a basso e medio reddito – cioè più di quattro bambini su dieci – che rischiano di non raggiungere il loro pieno potenziale di sviluppo a causa della povertà e di questa nurturing care inadeguata, ma è evidente che il punto è questo: assicurare a ogni bambino il miglior inizio possibile nella vita. E questo improvviso arrestarsi del mondo ha mostrato quanto beneficio traggano i bambini, e quindi quanto beneficio tragga il nostro futuro, dallo stretto legame fra genitori e figli. “Nel periodo che va dalla gravidanza ai 3 anni di età i bambini sono maggiormente sensibili alle influenze dell’ambiente esterno. Si tratta di un periodo che getta le basi per la salute, il benessere, l’apprendimento e la produttività di un individuo per tutto il corso della sua vita, e che ha un impatto anche sulla salute e sul benessere della generazione successiva”.

  


“Mister mamma” (titolo originale “Mr. Mom”) è uscito nel 1983 con la regia di Stan Dragoti e Michael Keaton per protagonista

  

È esplosivo, ma non è semplice. O forse invece è troppo semplice, ma è esplosivo. Perché questo pensiero semplice ci guarda in faccia e dice: e tu? e voi?

  

E tu che non vai più nel tuo negozio di parrucchiera e sei dilaniata tra il desiderio di stare a casa e la paura per il mutuo? E tu che stai a casa tutto il giorno, adesso, e avresti tanto bisogno di uscire, di lavorare, di costruire la tua vita adulta? E tu che sei sola, e non ce la fai più? E tu che ti vergogni della tua felicità di avere perso il lavoro, ma tuo marito ha la faccia ogni sera più cupa? E tu che semplicemente aspetti che finisca, e intanto ti adatti, e però hai scoperto quanto è meraviglioso tuo figlio che ti guarda mentre fai una riunione su Skype? E tu che proprio non ci riesci, non adesso, non così? E io che ripenso ai primi tre anni di vita dei miei figli, e non posso tornare indietro, ma so che quello che ho sacrificato allora per andare ogni giorno a lavorare era quello che credevo di desiderare, soprattutto era quello che mi sembrava necessario: ero felice, ma non lo rifarei.

 

“Il far stare bene la diade (madre-bambino) e la triade (madre-padre-bambino) ha conseguenze inestimabili sull’umanità”

“Questi primi mille giorni sono le radici della vita intera”, dice Daniela Lucangeli, le cui principali aree di ricerca sono i processi maturazionali del neurosviluppo, con particolare attenzione al rapporto tra apprendimento ed emozioni. “Il mondo scientifico lo sa, e tutti noi: noi società, noi genitori, noi politica, dobbiamo prestare la massima attenzione”. Ma è d’accordo con il fatto che questa improvvisa chiusura sia stata una specie di benedizione per i bambini e i loro genitori? “Questa chiusura, questa pandemia, è come le onde del mare in tempesta, che sollevano tutto quello che c’è. Tutto il bene e tutto il male. Quindi possiamo assistere a meravigliose scoperte e invece a disgregazioni fortissime, a situazioni molto negative che si negativizzano ancora di più. Anche qui, è tutto così semplice, così evidente: dipende dalla consapevolezza, dalla maturità degli adulti. E’ questo l’albero della vita”.

 

Daniela Lucangeli spiega: “Tutte le realtà sono vere. Ci sono bambini che in questi mesi riscoprono il rapporto con i fratelli, famiglie che si ricompongono attorno alla preziosità dell’infanzia, come le acque di Venezia che si sono pulite e adesso mostrano i pesci. Ci sono, in ogni famiglia, sistemi di autoregolazione. Ma quando questi sistemi sono saturi, il contesto confinato può amplificare le tensioni. Quindi in una casa c’è il paradiso riconquistato, in un’altra, dove appunto la maturità degli adulti non aiuta, o dove ci sono problemi essenziali, il rischio è scaricare le immondizie relazionali nel punto più pericoloso: dentro le radici della vita di un bambino”. Dentro le radici, quindi, del futuro di tutti.

 

Sarà interessante osservare, un giorno, la generazione del lockdown, i bambini nati nel 2018, 2019, 2020. Avremo imparato qualcosa?

C’è una questione importante, qualcosa di cui adesso si parla moltissimo in conseguenza di questa pandemia che ci ha atterrito e ferito: la salute. La salute come bene principale, la salute in nome della quale i soggetti più deboli vanno protetti, la salute che può venirci strappata in un soffio. Ma che cos’è la salute? Daniela Lucangeli mi racconta una piccola storia accadutale in questi giorni: “Ero in farmacia, stavo facendo la fila al bancone con i guanti e la mascherina, e davanti a me c’era una vecchina. La farmacista, che la conosceva, le ha chiesto: signora, come sta? La vecchina ha risposto: grazie a Dio fisicamente sto bene, ma soffro tanto”. Significa che la salute non è soltanto fisica, che non si soffre soltanto per una polmonite? “Certo, la salute è anche la salute psichica, e in un momento difficile come questo la salute psichica può esplodere. Siamo in una zona di frontiera. La salute è anche un passo di maturazione, la salute è la capacità di avere un equilibrio, e noi adulti siamo le radici ma anche il fusto per questi bambini, siamo il terreno su cui cresce la loro stessa salute”.

 

Che immensa responsabilità, e che immense possibilità.

 

“Quello che facciamo ai nostri bambini, lo stiamo facendo all’umanità intera”, dicono Daniela Lucangeli e Annalena Saletti: lo dice la letteratura scientifica, lo dice l’Oms, lo dice la vita. E’ così semplice, così esplosivo: non si passa forse gran parte dell’età adulta a recuperare l’infanzia, ad analizzarla, a rimpiangerla o a cercare di superare o capire quello che è andato storto?

 

Ma tornando a questo momento di unione famigliare forzata, o ritrovata, quali insegnamenti possiamo trarre? Quali richieste dobbiamo fare?

 

“Un periodo che getta le basi per la salute, il benessere, l’apprendimento e la produttività di un individuo per tutto il corso della sua vita”

“È evidente che serve una strategia politico economica che permetta ai bambini, e quindi alle madri e ai padri, di vivere questi mille preziosissimi giorni nel modo migliore possibile. Abbiamo visto che lo smart working sta facendo la differenza, ma abbiamo visto anche quanto carico di lavoro in più metta sulle spalle di un genitore o di entrambi. Adesso siamo in una condizione di emergenza, ma quando torneremo alla normalità lo smart working deve poter essere una cosa un po’ diversa: flexible working, cioè la soluzione migliore a seconda delle esigenze, la gestione degli orari di lavoro. Una madre, o un padre, devono poter avere il tempo di stare con i propri bambini: non è una concessione, è un investimento sul futuro!”.

 

Si potrebbe obiettare, anzi qualcuno lo ha già fatto notare, che questo lockdown ha avuto una conseguenza immediatamente visibile: le donne sono più penalizzate nel lavoro, nel senso che restano a casa molto più degli uomini. Dopo il 4 maggio, le statistiche dicono che il settantadue per cento di chi torna al lavoro sono uomini. Perché le scuole sono chiuse, appunto, perché i nonni sono a rischio contagio, perché chi ha lo stipendio più basso resta a casa. E non tutte restano a casa con gioia. Ci sono tormenti, fatiche interiori, sensi di colpa, paura di perdere il posto appena conquistato nel mondo, voglia di esprimersi fuori. Annalena Saletti e Daniela Lucangeli dicono la stessa cosa: “Deve esserci il desiderio di stare con un bambino piccolo, dev’esserci una felicità che in nessun modo può essere imposta o simulata”.

 

“Siamo in una zona di frontiera, ed è importante capire che la salute non è solo non avere la polmonite. La salute è anche psichica”

“Ma nemmeno gli orari e le condizioni di lavoro possono essere imposti alla madre di un bambino nei suoi 0-3 anni”, dice Daniela Lucangeli. “La diade fondamentale è quella madre figlio, o anche padre figlio, che non significa stare chiusi dentro, ma significa stare insieme, uno con l’altro, prendersi cura l’uno dell’altro, e questa funzione di cura, di nurturing, è una scelta matura, non un’imposizione”.

 

Però deve essere chiaro: la diade, e la triade, sono di inestimabile importanza per la crescita delle radici, e del fusto, di questo albero della vita. “E’ un rapporto io-io con la madre e un rapporto io-io con il padre, su cui si basa la scoperta del mondo”, dice Daniela Lucangeli, che ha a cuore la frase del pedagogista sovietico Lev Vygotskij: “Diventiamo noi stessi attraverso gli altri”. I primi “altri” sono i genitori, è sul rapporto con loro che si baserà il rapporto con tutto il resto del mondo. E l’intelligenza, la struttura del pensiero, la possibilità del talento, e la salute.

 

Questo mare in tempesta ha sollevato di tutto e l’ha portato in superficie: la paura, l’attaccamento alla vita, il desiderio di libertà, la capacità di adattamento, a volte l’eroismo, la generosità, l’abnegazione, ma anche la confusione, e il fondo limaccioso di certi cuori. Questo nei principi generali dell’esistenza, ma anche dentro le nostre case la tempesta ha rimescolato e scoperchiato tutto, ci ha anche costretto a fermarci a guardare di nuovo chi sta accanto a noi, e ha imposto per molte settimane un ritmo diverso, una vicinanza diversa, senza intermediari e per quanto riguarda i figli senza il nostro complicato sistema di deleghe.

 

Quello che il mondo scientifico ha studiato per trent’anni ora è davanti ai nostri occhi, a causa di un virus cieco e mutante che attenta alla nostra vita di esseri umani, ma che ci ha mostrato con chiarezza che cos’è un essere umano, e che cos’è un bambino, di che cosa ha bisogno: dello sguardo, della vicinanza, del tempo, dell’incontro. Daniela Lucangeli l’ha reso assolutamente chiaro nelle parole: “Questi primi mille giorni sono le radici della vita intera”. Questi sessanta giorni di stop, e anche di più, sono una parte preziosa della radice. Sarà interessante osservare, un giorno, la generazione del lockdown, i bambini nati nel 2018, 2019, 2020. Sarà interessante capire se riusciremo a mettere a frutto quello che abbiamo imparato, negli anni a venire: se avremo capito, e capitalizzato, la convinzione che il futuro della società comincia in quel gesto intimo, amorevole e totalmente gratuito che è la cura dei bambini.

 

Tra vent’anni, cioè tra un attimo, loro non si ricorderanno niente, ma noi sì.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.