Assorbenti solidali

Antonio Gurrado

La “tampon box” di un liceo milanese e una spiazzante scoperta

Sono un ragazzo distratto quindi ho letto che, in un liceo milanese, era stata introdotta la tampon tax. Lievemente preoccupato, ho letto meglio e ho scoperto che in realtà, in quel liceo milanese, era stato introdotto il tampon box: uno scatolone nel bagno delle ragazze, in cui chi desidera può lasciare confezioni di assorbenti e chi ne ha bisogno può prenderli. È facile, è anonimo, è igienico e discreto. Bravi.

  

Siccome però mi sembrava tutto troppo bello per essere vero, ho letto ancora meglio ed eccola lì la magagna: pare che il tampon box sia stato concesso ai liceali solo dopo aver faticosamente prevalso su non meglio precisate resistenze, presumo di genitori e docenti.

 

Allora ho cercato di chiedermi a cosa potessero mai essere dovute le remore degli adulti. Forse alla sconvenienza di ammettere che anche figlie e alunne hanno le loro cose; forse al timore che i bulli infilassero gli assorbenti nella trachea altrui; forse al solito lieve disagio che nei benpensanti suscita il bisogno quando incontra la generosità. O forse, più probabilmente, all’improvvisa, spiazzante scoperta che il modo più efficace per insegnare la solidarietà non passa dai discorsi edificanti ma si sporca le mani nel triviale.

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