C'è una lotta tra chiesa e rap?

Antonio Gurrado

A Sona (nel veronese) un parroco ha fatto recitare un rosario in riparazione del concerto che un rapper stava tenendo in piazza

Continua la lotta senza quartiere fra la Chiesa cattolica e le case discografiche. Questo fine settimana a Verona, più precisamente a Sona, un parroco ha fatto recitare un rosario in riparazione del concerto che un rapper stava tenendo in piazza. Il cantante, nome d’arte Massimo Pericolo, pare sia in voga fra i minorenni e recita profonde antinomie quali “fumo l’erba per l’ansia ma c’ho l’ansia per l’erba”, intercalate da qualche bestemmia per inoppugnabili ragioni di metrica eolica che purtroppo non c’è spazio per approfondire qui. Interrogato riguardo all’esegesi dei propri testi, Massimo Pericolo ha risposto: “Io non incito a un cazzo di niente, se devo incitare a fare qualcosa, è a fare quel cazzo che volete, punto”. Corollario a questa Weltanschauung è infatti il suo spiazzante distico che esorta: “Meglio crederci di più che credere a Gesù”. Solo alla luce di questi elementi si può comprendere appieno il senso dell’iniziativa del parroco. Lungi dal criticare Massimo Pericolo, intendeva sfidarlo sul suo stesso campo e dimostrargli che lui potrà anche riempire le piazze con un concerto, ma la parrocchia dispone di uno zoccolo duro disposto a sorbirsi l’unica cosa più noiosa e prevedibile del rap: un rosario. 

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