Scavare nella storia del gran Seicento per comprendere il grillismo

"Adesso lo stato siamo noi", dice Di Maio. Due considerazioni

4 Giugno 2018 alle 17:05

Scavare nella storia del gran Seicento per comprendere il grillismo

Palazzo Giustiniani. Consultazioni. Nella foto Luigi Di Maio (LaPresse)

Adesso lo Stato siamo noi, dice Di Maio, e benché involontaria la citazione dal Re Sole è tanto lampante che tutti si affannano a chiosarla; chi dicendo che il neoministro del neolavoro ha già smanie da Luigino XIV, chi pronosticando che dietro quel plurale si celi un nuovo assolutismo, collettivista anzi totalitario (“Noi siamo la totalità”, ha postillato infatti Nicola Morra). Scavare nella storia del gran Seicento per comprendere il grillismo è un’esegesi forse eccessiva quanto far interpretare da un paleologo i fondi del caffè. Nell’eclatante riferimento storico si è perso invece il cristallino ragionamento sotteso all’argomentazione di Di Maio, tutto compreso in quell’avverbio spartiacque, “adesso”, che crea una contrapposizione. Prima del governo Conte lo Stato erano loro, dopo il giuramento lo Stato siamo noi. Ciò implica due conseguenze.

  

La prima è che manca a questa considerazione il minimo rispetto per l’essenza stessa dello Stato, radicata sul compromesso il più possibile neutrale e inclusivo: così che di fronte a ogni contrapposizione lo Stato non debba mai essere né noi né loro e al contempo debba essere sia noi sia loro – padroni e operai, atei e credenti, destra e sinistra, poveri e ricchi, maschi e femmine, maggioranza e opposizione. La seconda è che se prima lo Stato erano loro, e adesso siamo noi, vuol dire che basterà un primo passo falso del governo perché quelle stesse folle che stavano fischiando lo Stato vecchio inizino a fischiare anche lo Stato nuovo. In quel momento, spiace per Di Maio, i Cinque Stelle saranno diventati irrimediabilmente “loro”, perché in Italia lo Stato è sempre altrui.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    04 Giugno 2018 - 17:05

    Nella ricerca delle origini dei nuovi partiti e delle citazioni, tra poco apprenderemo che i partiti del nuovo governo risalgono all'età della pietra. n realtà, diciamolo francamente: i partiti in Italia non esistono intesi come partiti con regole democratiche e non personali o quasi o addirittura guidati via web. Urge applicare l'articolo 49 della Costituzione, un tempo vessillo del centrodestra, adesso dimenticato per il vero all'indomani del 94, mentre a sinistra solo Bersani ne ha accennato qualche anno fa, salvo dimenticarsene.

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