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Un Nobel da conigli

Il Premio trasforma la letteratura in agonismo e suo scopo è premiare una figura idealizzata dello scrittore. L’etica però è per i mediocri

4 Maggio 2018 alle 16:22

Un Nobel da conigli

Il 20 dicembre 2016, Sara Stridsberg, nuovo membro dell'Accademia, prima del suo discorso alla Vecchia Borsa di Stoccolma (foto LaPresse)

Il fatto che l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura sarà sospesa per un anno è una pessima notizia: bisognava infatti approfittarne per abolirlo del tutto. Il Nobel è dannosissimo non solo in quanto premio, che come tutti i premi trasforma la letteratura in agonismo e assimila la scrittura alla corsa di conigli. È pernicioso soprattutto in quanto riduce gli scrittori al rango di scienziati o pacifisti, di gente insomma convinta di poter salvare il mondo. Per questo si ritiene d’uopo assegnarlo ad attivisti (Harold Pinter nel 2005 tenne un raccapricciante discorso sulla scrittura impegnata), a esponenti di letterature periferiche (turchi, cinesi, marziani), a perseguitati (Svetlana Aleksievic) o a illustri sconosciuti (fino al 2011 eravamo sopravvissuti tranquilli ignorando chi fosse Tranströmer).

 

Lo scopo del Nobel per la letteratura è premiare una figura idealizzata dello scrittore, quindi l’accademia dei rintronati svedesi non poteva accettare di annoverare fra i giurati (e loro congiunti) qualcuno che non potesse vantare la cristallina illibatezza necessaria a chiunque assegni un premio dall’intrinseco valore etico. L’etica però è per i mediocri, mentre la letteratura ha a che fare con l’estetica che è per pochi eletti: avidità e lussuria – ovvero i vizi rimproverati al marito della poetessa accademica svedese che ha fatto venir giù tutto – sono solo due infime sfaccettature del sentimento cupo che porta un autore a diventare un grande autore: l’egoismo, l’egotismo, l’egomania.

  

Quest’anno il Nobel per la letteratura non sarà assegnato e non è una tragedia, essendo già accaduto durante le due guerre mondiali, poi nel 1935, quando non si trovò nessuno degno di vincerlo, e ancora nel 2016, quando venne sostituito da un premio per cantanti di musica leggera. Se proprio non si riesce ad abolirlo, speriamo almeno ci sia qualcuno di lesto a sottrarre il Nobel agli accademici svedesi per assegnarlo quest’anno a un autore che meglio incarni la vera figura di grande scrittore: indifferente alle sorti del mondo, pidocchioso sui centesimi, alzatore di gomito, avido di successo, attanagliato dalle nevrosi, ossessionato dalla patata. Magari è la volta buona che lo vince Philip Roth.

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