Dalle biblioteche non nasce niente, dalla spazzatura nasce la cultura

Antonio Gurrado
Solo gli ignoranti non gettano via i libri. Me ne sono reso conto leggendo “Non è tutto da buttare. Arte e racconto della spazzatura” (La Scuola), e non certo perché questo nuovo saggio di Alessandro Zaccuri vada destinato al rudo; bisogna anzi conservarlo a lungo per ricordare quanto del nostro dna postmoderno sia scritto nell'immondizia.

Solo gli ignoranti non gettano via i libri. Me ne sono reso conto leggendo “Non è tutto da buttare. Arte e racconto della spazzatura” (La Scuola), e non certo perché questo nuovo saggio di Alessandro Zaccuri vada destinato al rudo; bisogna anzi conservarlo a lungo per ricordare – fra film, romanzi e opere d'arte a tema – quanto del nostro dna postmoderno sia scritto nell'immondizia. A titolo esemplificativo basti la testimonianza della visita di Sandro Veronesi al Magazzino Centrale Mondadori, dove vide coi propri occhi come i libri mandati al macero, inghiottiti da un rullo dentato, si trasformassero in listelli che compattati sarebbero divenuti la risma vergine su cui scrivere il prossimo libro.

 

Gli accumulatori seriali, convinti che i libri siano oggetti sacri, li conservano tutti in biblioteche di dimensione infinita e qualità indistinta ma non si accorgono che la raccolta differenziata fa progredire la cultura. Nulla è più sacro di ciò che si sacrifica. Per questo adesso osservo con occhi nuovi la pila di tomi illusori o indesiderati che non so più dove mettere; mentre guardo con preoccupazione agli autori che minacciano di spedirmi dei file, poiché dal cestino del computer non c'è speranza che nasca niente.

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