Antonio Gozzi (foto LaPresse)

Scandali da ventiquattr'ore

Redazione
Caso Gozzi: sbatti il mostro in prima pagina, ma la sua scarcerazione no

Mercoledì 18, sulla prima pagina del Corriere della Sera si poteva leggere una notizia abbastanza impressionante, anche perché descritta in modo un po’ impressionistico: riguardava un “intrigo internazionale tra mazzette e principesse” che coinvolgeva il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, arrestato a Bruxelles dove si era recato spontaneamente per rispondere a un interrogatorio del procuratore Michel Claise. Ammanettato dietro la schiena, privato degli occhiali, Gozzi è stato trattato come un delinquente matricolato e arrestato per rischio di inquinamento delle prove per una vicenda romanzesca con epicentro nella Repubblica democratica del Congo, sulla quale, come scriveva Riccardo Bruno sul Corriere, “il magistrato-scrittore di Bruxelles è intenzionato a scrivere il finale”. Già, perché Claise è anche scrittore, e forse si è fatto prendere la mano dalla sua passione per la realtà romanzesca. Avrebbe dovuto aspettare cinque giorni per vedere convalidato l’arresto dell’imprenditore e docente universitario italiano, ma già ieri ha deciso di rimetterlo in libertà, il che fa intendere che le granitiche certezze dell’accusa si sono sciolte come neve al sole in 48 ore.

 

Dov’è finita la notizia della scarcerazione di Gozzi, redatta dallo stesso giornalista che aveva annunciato in prima pagina il suo arresto? A pagina 29, la stessa dove la notizia è apparsa sul Sole 24 Ore, mentre il Fatto, che ci aveva fatto il solito titolone scandalistico, l’ha messa in un talloncino ma in prima. E’ così consueta l’enfasi sulle accuse e la minimizzazione delle ragioni degli accusati, che sembra persino puerile parlarne ancora. Ma chi crede al valore delle garanzie giuridiche e alla dignità delle persone continuerà, puerilmente, a denunciare questo andazzo penoso.

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