Consumi delle nostre brame

Redazione

Sia l’indice di fiducia dei consumatori sia quello delle imprese dell’Istat, a febbraio, hanno fatto un importante balzo in avanti rispetto a gennaio. Quello dei consumatori è salito del 5 per cento.

Sia l’indice di fiducia dei consumatori sia quello delle imprese dell’Istat, a febbraio, hanno fatto un importante balzo in avanti rispetto a gennaio. Quello dei consumatori è salito del 5 per cento. Aumento importante, ma lo è ancora di più il fatto che si tratta di 11 punti in più rispetto alla base 100 (che indica neutralità fra fiducia e sfiducia). Anche per le imprese, a febbraio, si vede un importante aumento della fiducia. Si misura però in 3,1 punti percentuali e non 5. E, soprattutto, il balzo in avanti è da 91,6 a 94,9, ovvero sempre sotto la soglia discriminante di “cento”. Dunque per le imprese si è ridotta la sfiducia, mentre per i consumatori è aumentata la fiducia. La domanda interna tuttavia resta debole e infatti le attese delle imprese commerciali rimangono ancora in territorio negativo; stenta a crescere quella delle società manifatturiere.

 

Per capitalizzare lo slancio dei consumatori e trasformarlo da astratto in concreto, occorre abbattere la pressione fiscale e dare più spazio alla contrattazione aziendale che dev’essere prevalente per dare un segno di importante di cambiamento agli investitori stranieri. Lo dimostra la Spagna nella quale, con i due stimoli della riduzione della pressione fiscale e della riforma del mercato del lavoro – basata sulla prevalenza dei contratti aziendali su quelli nazionali e sul licenziamento collettivo con indennizzo senza bisogno di autorizzazione dell’autorità pubblica – s’è diffusa un’atmosfera febbrile di nuova crescita, sospinta dall’industria. In questa fase, tra il subbuglio Rai-Mediaset (gradito al mercato) e la riaccensione delle privatizzazioni governative, siamo osservati speciali (positivamente) dall’esterno.

Di più su questi argomenti: