Duncan Smith, ministro del Lavoro britannico

Fare pubblicità ai tagli al welfare, nel paese che fu di Lord Beveridge

Luciano Capone

Quando si devono fare tagli alla spesa pubblica generalmente i ministri dicono che il loro budget non può essere ridotto senza eliminare servizi essenziali per i cittadini.

Roma. Quando si devono fare tagli alla spesa pubblica generalmente i ministri dicono che il loro budget non può essere ridotto senza eliminare servizi essenziali per i cittadini. Se l’economia va male e dopo estenuanti bracci di ferro con il governo sono obbligati a limare le proprie spese, al massimo dicono ai cittadini che i tagli sono necessari, che bisogna stringere la cinghia, ma che comunque sono riusciti a limitare i danni. Nel Regno Unito invece c’è un ministro che con l’economia che va a gonfie vele non solo taglia il proprio bilancio, ma se ne vanta, lo rivendica come un merito. Il suo nome è Iain Duncan Smith, ministro del Lavoro e delle pensioni del governo di Sua Maestà nel governo conservatore di Cameron. In un discorso al think tank liberale Reform, il ministro conservatore ha rivendicato con orgoglio i tagli al welfare: “La crescita della spesa sociale è ora al suo livello più basso dalla nascita del moderno welfare state, le nostre riforme hanno fatto risparmiare complessivamente circa 50 miliardi di sterline in questa legislatura”. L’esponente dei Tory ha passato i suoi anni all’opposizione studiando come riformare il welfare britannico che sotto i governi laburisti è cresciuto in maniera vertiginosa: quando Tony Blair entrò a Downing Street la spesa sociale ammontava a 127 miliardi di sterline ed è salita fino a 202 miliardi quando David Cameron ha preso il posto di Gordon Brown nel 2010, più 60 per cento. Nei cinque anni di governo Tory la spesa è salita di soli 5 miliardi, del 2,5 per cento, il tasso più basso dal dopoguerra, da quando cioè nacque il moderno welfare state ideato da Lord Beveridge.

 

Ed è proprio citando l’architetto dello stato assistenziale “from the cradle to the grave” (dalla culla alla tomba), che Smith ha rivendicato la necessità di azioni rivoluzionarie quando la storia lo richiede. Nel corso degli anni il welfare beveridgiano è diventato sempre più oneroso, caotico, con una serie di programmi e sussidi sovrapposti che spesso andavano a chi non ne aveva bisogno o non aiutavano le persone a uscire dalla trappola della povertà. Oltre al costo crescente sopportato dai contribuenti, quello messo in discussione dal ministro del Lavoro è anche un modello culturale rivelatosi inefficace: “Per troppo tempo – ha detto nel suo discorso Duncan Smith – milioni di persone sono state intrappolate nell’inoperosità e nella dipendenza dallo stesso sistema che avrebbe dovuto aiutarle a rimettersi in piedi”. Ed è il concetto che Smith aveva espresso quando si era insediato cinque anni fa, evidenziando come dei 5 milioni dei beneficiari dei programmi di disoccupazione 1,4 milioni vivessero di sussidi da 10 anni: il sistema che doveva aiutare i poveri li aveva ingabbiati in quella condizione disincentivando la ricerca di un lavoro. La sfida è stata per Smith “smentire l’opinione comune della sinistra secondo cui la povertà è solo una questione di soldi, e più soldi pubblici risolvono il problema”.

 

[**Video_box_2**]Per il ministro del Lavoro i risultati ottenuti mostrano che la logica semplicistica “più spesa pubblica buono, meno spesa pubblica cattivo” non funziona, anzi con una spesa pubblica sotto controllo nel Regno Unito c’è stato un boom dell’occupazione: 1 milione e 750 mila posti di lavoro in più, record di occupati nel settore privato, più donne, genitori single, disabili e giovani al lavoro di prima. Il tasso di disoccupazione, che dopo lo scoppio della crisi aveva superato l’8 per cento, ora è inferiore al 6, ben al di sotto della media Ocse, ed è dato ancora in calo nei prossimi anni. E il pil che nel 2014 è cresciuto oltre il 3 per cento, il tasso maggiore tra i paesi del G7, continuerà a salire nei prossimi anni, anche se a livelli leggermente più bassi. I dati sono confortanti per il governo di Cameron, ma nonostante ciò e il testa a testa con i laburisti nelle elezioni che si terranno tra tre mesi, nel programma non sono previsti aumenti della spesa sociale. Anzi, il Cancelliere dello scacchiere George Osborne ha annunciato tagli al welfare per altri 12 miliardi di sterline se i Tory dovessero essere confermati al governo. E il ministro Smith mette in guardia gli elettori britannici dai nuovi/vecchi piani di “spesa sconsiderata” dei laburisti: “Se abbiamo imparato qualcosa dalla recessione, è che ciò che danneggia di più la gente sono le ripercussioni di una spesa fuori controllo”.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali