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Parigi e minareti

Uscirà il prossimo 15 gennaio per le edizioni Tatamis il vero libro choc della rentrée letteraria francese, che a confronto farà passare “Soumission” di Michel Houellebecq per un timido monito sul futuro “islamico” della Francia. Ma nessun giornalone ne parla e ne parlerà, statene certi.

7 Gennaio 2015 alle 13:07

Parigi e minareti

Musulmani pregano per le strade di Marsiglia

Parigi. Uscirà il prossimo 15 gennaio per le edizioni Tatamis il vero libro choc della rentrée letteraria francese, che a confronto farà passare “Soumission” di Michel Houellebecq per un timido monito sul futuro “islamico” della Francia. Ma nessun giornalone ne parla e ne parlerà, statene certi. La sua prima edizione, apparsa nel 2010, ha registrato più di diecimila esemplari venduti, ma il solo a darne notizia è stato Ivan Rioufol, editorialista del Figaro e voce solitaria di dissenso al piattume pol. corr., da sempre attento alla questione identitaria e al rapporto tra islam e République. Lo ha fatto sul suo blog personale, in un intervento intitolato “Islamismo: gli occhi finalmente si schiudono”. Partendo da un’intervista al Parisien dell’ex presidente dell’Uoif (Union des organisation islamiques de France), Lhaj Thami Breze, che aveva gridato con orgoglio il motto dei Fratelli musulmani: “Il Corano è la nostra Costituzione”, Rioufol ha denunciato il pericolo rappresentato da “questi ideologi” per i quali “innalzare una moschea non significa solo costruire un luogo di culto, ma anche appropriarsi di un territorio e di un potere”. Puntando il dito soprattutto contro “i numerosi sindaci, di destra come di sinistra, che non si interrogano sui fini politici perseguiti da alcuni promotori di questi luoghi di culto”, prima di aggiungere una postilla a mo’ di esortazione: “leggete ‘Ces maires qui courtisent l’islamisme’”.

 

Nonostante il boicottaggio dei media, Joachim Véliocas, giornalista e direttore dell’Osservatorio dell’islamizzazione, pubblicherà la prossima settimana la seconda edizione della sola inchiesta uscita in Francia sul controverso sistema di finanziamento delle moschee francesi che ne ha permesso il proliferare (da dieci anni a questa parte ne spunta una a settimana). Al suo interno, l’autore mette in fila tutti quei sindaci ed ex sindaci del Ps e dell’Ump che nei comizi e nei salotti televisivi non perdono occasione per straparlare di “laicïté” e “valeurs de la République”, per poi prostrarsi nei loro bastioni ai voleri della comunità musulmana.

 

Questi sindaci poi svuotano discretamente le casse del comune per innalzare moschee e finanziare attività che aggradano gli imam locali. In barba alla legge sulla laicità del 1905, l’attuale primo ministro, Manuel Valls, si reca a ogni possibile inaugurazione di una moschea per dire che “l’islam avrà tutto il suo spazio in Francia” (moschea di Cergy, innalzata su un terreno di 2.000 metri quadrati, offerto dal comune socialista in cambio di un affitto irrisorio di 728,50 euro mensili, nel luglio del 2012) e che “i musulmani sono la Francia” (Moschea di Evry, luglio 2014).

 

Di Alain Juppé si tessono elogi a non finire nei media, quale miglior candidato per il rassemblement repubblicano contro la nebulosa nera di Marine Le Pen nel 2017, ma dei suoi “rapporti eccellenti” (parole sue) con l’imam di Bordeaux, Tareq Oubrou, rivendicatosi adepto dei Fratelli musulmani, nessuna goccia d’inchiostro. “Farò di tutto affinché un terreno sia presto disponibile per la costruzione di una grande moschea”, ha promesso Juppé, alla stregua di Reims e Parigi. A proposito della capitale, nonostante i quattrocento milioni di euro di debito, nessuno ha mai alzato un dito sui sedici milioni trovati magicamente per erigere l’Institut islamique, così come nessuno parla della Mosquée Omar, sita nel quartiere di Belleville, che tutti sanno essere un “alto luogo del salafismo”. A Nantes, quando al comune c’era l’ex primo ministro Jean-Marc Ayrault, duecentomila euro per finanziare l’istituto islamico dell’Uoif, antenna francese dei Fratelli musulmani, furono trovati in un batter d’occhio. E a Strasburgo, l’imam della nuova moschea, sovvenzionata dalle collettività locali, ha forti legami con l’islamismo radicale, ma questo, a quanto pare, interessa poco ai media.

 

[**Video_box_2**]Un recente sondaggio dell’istituto Ifop, pubblicato da Paris Match, ha evidenziato che la principale paura per l’89 per cento dei francesi è rappresentata proprio dall’aumento dell’islamismo radicale. Una paura che non è né di destra né di sinistra, ma accomuna tutti i cittadini e si posiziona davanti a quella per la deflagrazione del modello sociale francese (86 per cento), particolarmente pronunciata nelle classi popolari. Marine Le Pen, interrogata a proposito di “Soumission”, ha dichiarato che “si iscrive nella linea di ciò che si può constatare in un certo numero di municipalità e dipartimenti, dove il fondamentalismo islamico avanza con l’accordo e financo con la complicità dell’Ump e del Ps”.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha anche scritto un libro, Macron. La rivoluzione liberale francese, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, la cucina emiliana, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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