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La dittatura dei desideri che diventano diritti. L’incubo nel libro di Eggers

La protagonista de “Il Cerchio” è una donna. Quest’evidente dettaglio è sfuggito ai recensori americani che, parlando del nuovo romanzo di Dave Eggers (Mondadori), si sono concentrati sulle macchine anziché sulle persone.

9 Dicembre 2014 alle 17:05

La dittatura dei desideri che diventano diritti. L’incubo nel libro di Eggers

La protagonista de “Il Cerchio” è una donna. Quest’evidente dettaglio è sfuggito ai recensori americani che, parlando del nuovo romanzo di Dave Eggers (Mondadori), si sono concentrati sulle macchine anziché sulle persone riducendolo a misero contributo a un già logoro dibattito sulla privacy (New York Times), a cronaca dello spionaggio digitale quotidiano (New Republic), a descrizione inadeguata dei sistemi informatici vigenti (Slate), se non a “vendetta su Google e Facebook” (Wall Street Journal). Acqua. Solo Margaret Atwood sulla New York Review of Books l’ha definito una lotta nel fango fra due giovani lavoratrici: la protagonista Mae e l’amica Anne, che le procura il posto ideale presso un’azienda che sussume tutti gli attuali social network creando un monopolio informatico destinato a divenire una dittatura sulle coscienze degli utenti, felici di correre incontro alle proprie catene virtuali.

 

Fuochino, fuocherello. La protagonista di questa distopia doveva essere una donna, e non perché Eggers si fosse ispirato alle memorie di una collaboratrice di Zuckerberg – tale Kate Losse che, dopo aver strillato al plagio, ha ammesso di non aver letto il romanzo. Oggi solo una ragazza può incarnare la competitività compulsiva dei millennial e mirare a un lavoro cui dedicarsi a mo’ di vestale sentendo che le spetta di diritto in quanto donna, giovane e laureata. Eggers racconta che Mae ha speso 234.000 dollari per l’università quindi pretende un lavoro di livello; e il Cerchio è proprio un’azienda che vuol dare ai clienti ciò che vogliono, coprendo ogni aspetto della loro vita con uno spettro di scelte illimitate. Lo scopo verso il quale l’azienda muove è una completa realizzazione dei diritti che renda l’uomo onniveggente e onnisciente, un dio di fronte al quale tutte le cose sono nude e aperte e immediatamente disponibili.

 

Ma vuole renderlo anche infinitamente buono: per questo i dipendenti del Cerchio sono ambientalisti, animalisti, vegani, nemici delle dittature e ovviamente gay-friendly. Sono una élite consapevole di offrire un nuovo modello umano a cui tendere. Infatti il vero guaio illustrato dal romanzo non è l’ossessionante reperibilità dei possessori di smartphone né l’esigenza di perlustrare i politici in streaming ventiquattr’ore su ventiquattro. Sono piuttosto le pagine centrali del libro, in cui Mae – rea di non aver condiviso online una gita in kayak quando invece tutti desiderano essere partecipi delle vite altrui – subisce dal capo una reprimenda che culmina in una domanda apparentemente incongrua: “Tu hai degli amici gay?”.

 

[**Video_box_2**]Ecco il fulcro della distopia di Eggers: il diritto alla realizzazione unilaterale dei propri desideri comporta l’eliminazione del segreto, poiché ciò che non viene fatto alla luce del sole è, oltre che losco, una privazione del diritto di essere se stessi. Il mondo deve diventare un coming out permanente da cui è bandita la vergogna, una comunità di onesti trasparenti, un’affollatissima élite interconnessa fondata sull’idea che nulla possa essere tanto buono da dover essere protetto o nascosto e che tutto possa automaticamente diventare buono purché lo si faccia allo scoperto, in “un modo di vivere più morale”. Il Cerchio vuole che tutti gli uomini trovino se stessi ma ciascuno individualmente, egoisticamente, idioticamente, tramutando in legge inderogabile il solipsismo collettivo. E’ un progetto di miglioramento del genere umano vincolato alla trasformazione dei desideri in diritti e radicato sulla convinzione che un uomo si realizzi solo diventando ciò che crede di essere, misura di tutte le cose. Ecco perché la protagonista è una donna: Mae lotta non solo per la propria affermazione ma anche per quella del proprio genere, vuole ottenere ciò che desidera perché sente che la storia è dalla sua parte. Alla fine di “1984” era un uomo a tradire una donna per amore del Grande Fratello; alla fine de “Il Cerchio” accade il contrario, inevitabilmente.

Antonio Gurrado

Antonio Gurrado (1980) vive a Milano dopo essere vissuto a Gravina in Puglia, Pavia, Napoli, Modena e Oxford. Ha pubblicato il saggio “La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica” (Rubbettino) e il romanzo “Ho visto Maradona” (Ediciclo). Scrive sul Foglio dal 2009.

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