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Idee per gufi e benaltristi sugli 80 euro

Redazione

Che fine hanno fatto gli ottanta euro? Il refrain del variegato fronte pessimista è che si siano dissolti nel nulla: inadeguati a rimettere in moto i consumi (tesi della Confcommercio); offesa renziana al popolo bue per far dimenticare la linea anticoncertativa, spiccioli per garantire al massimo la sopravvivenza.

Che fine hanno fatto gli ottanta euro? Il refrain del variegato fronte pessimista è che si siano dissolti nel nulla: inadeguati a rimettere in moto i consumi (tesi della Confcommercio); offesa renziana al popolo bue per far dimenticare la linea anticoncertativa, spiccioli per garantire al massimo la sopravvivenza (cavalli di battaglia di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil). Ora però saltano fuori i dati di fine anno: a novembre le immatricolazioni di auto sono aumentate del 5 per cento consolidando una ripresa di alcuni mesi; le richieste di mutui sono salite del 21 per cento rispetto a un anno fa, rialzo appena inferiore a quello di ottobre quando venne registrato l’incremento maggiore in cinque anni. Soprattutto, le surroghe per ottenere condizioni più vantaggiose rappresentano solo il 3 per cento dei contratti; il resto sono acquisti veri con compravendite stimate nel 2014 a più 3,6 per cento. E’ interessante l’importo medio, 124.245 euro, mentre quantitativamente la ricerca di case si concentra su fasce ancora più basse, fino a 100 mila, e per il 27 per cento da parte di giovani tra 25 e 30 anni. Non sarà mica proprio il popolo degli 80 euro? Ancora. Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi collocano al 41 per cento la quota di famiglie che riesce a mettere via dei risparmi: dieci punti più di fine 2013, non lontanissima dal record del 49 raggiunto nel 2007, cioè l’ultimo anno prima della crisi. Risparmio – dice chi vede nero – imposto dalla paura. Ma la Findomestic, prima società di prestiti al consumo, stima assieme a Prometeia una ripresa da ora dello 0,5 per cento dei consumi totali, e dell’1,2 di quelli di beni durevoli, come appunto la casa e l’auto. Ai quali si sono messe in scia i mobili (più 1,5), la telefonia (1,4), gli elettrodomestici (uno).

 

Certamente una mano la dà anche la bassa inflazione, che tuttavia è come il colesterolo: male se è indice di stagnazione, bene se deriva dai minor costi delle materie prime a cominciare dal petrolio, meglio ancora se frutto di sforzi concorrenziali sui mercati. Comunque la si veda, essa depura dal carovita gli 80 euro, già esentasse, ai quali si aggiungerà la possibilità del tfr in busta paga; e quasi neutralizza il mancato rinnovo dei contratti. Magari gli 80 euro si cominciano a vedere. Magari i gufi per partito preso ne hanno sbagliata un’altra.

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